Frida Kahlo: oltre la pittura

«Sono le quattro e trenta del mattino. La mia notte mi strema. Sa bene che mi manchi e tutta la sua oscurità non basta a nascondere quest’evidenza che brilla come una lama nel buio, la mia notte vorrebbe avere ali per volare fino a te, avvolgerti nel sonno e ricondurti a me. Nel sonno mi sentiresti vicina e senza risvegliarti le tue braccia mi stringerebbero. La mia notte non porta consiglio. La mia notte pensa a te, come un sogno a occhi aperti» 

Tratto da Nel mio cuore nel mio sogno di Freda Kahlo

 

La Biblioteca della Fondazione G. Tatarella ormai da tempo aderisce all’iniziativa Letti di notte, la notte bianca del libro e dei lettori promossa da Letteratura Rinnovabile. In questa nuova edizione un reading delicato, dal tema “sogno e sognatori”, ha allietato il pubblico sabato 17 giugno 2017. I volontari della Fondazione e tutti partecipanti hanno avuto l’occasione di leggere e commentare apertamente le lettere d’amore scritte da Frida Kahlo e tratte dal suo libro Nel mio cuore, nel mio sogno.

Stupisce la scelta di dedicare un reading a questa personalità poliedrica: Frida, all’anagrafe Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, fu soprattutto una famosa pittrice messicana, un’icona e un’attivista nella scena politica e culturale del suo tempo. In questa sede si è cercato tuttavia di attraversare l’intensità del suo animo andando oltre l’arte figurativa, sua stessa ragion d’essere, per cogliere con le sue parole l’amore che nutrì per due uomini che le portarono estasi, inquietudine, ispirazione e sofferenza: Alejandro Gómez Arias, studente di diritto e giornalista di cui si innamorò da adolescente e Diego Rivera, illustre pittore dell’epoca e suo marito dal 1929.

La penna leggera ed intensa dell’artista, unita allo sguardo lucido e disincantato dell’intelligenza femminile, trasmette al lettore la disperata forza e la tenerezza con cui Frida visse ogni istante della sua esistenza. Vita che si caratterizzò per un costante alternarsi di dolore e passione. Affetta da spina bifida sin dalla nascita, all’età di diciotto anni ebbe un incidente mortale da cui scampò per miracolo, in gravissime condizioni. Costretta a lunghe degenze e a continue operazioni, si rinchiuse in una profonda solitudine ed ebbe solo l’arte e la lettura come uniche finestre sul mondo. A ciò si aggiunge la passionale e tormentata storia d’amore con Rivera, i reciproci tradimenti, gli amori extraconiugali, gli allontanamenti e i ricongiungimenti.

Tuttavia, a dispetto della continua sofferenza a cui fu sottoposta per tutta la vita, Frida continuò a manifestare una personalità forte ed uno spirito indipendente, riluttante verso ogni convenzione sociale. A questo si univa un singolare talento artistico, capace di far volare la sua anima in alto, al di là delle cose e verso inimmaginabili vette espressive. Il letto a baldacchino munito di specchio e regalatole dai genitori durante il suo immobilismo la portarono al ricorrente tema dell’autoritratto, spiegato con queste parole: «Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio».

Nei suoi ritratti molto spesso venivano raffigurati gli aspetti drammatici della sua vita, ma suoi dipinti non si limitavano mai alla semplice descrizione degli eventi: essi parlavano del suo stato interiore e del suo modo di percepire la relazione con il mondo. Gli aspetti della tradizione messicana classica si coloravano di sfumature humour e si accostavano ad elementi fantastici ed oggetti in apparenza incongruenti. André Breton, poeta e saggista surrealista, la definì «una surrealista creatasi con le proprie mani». Nonostante l’accento posto sul dolore, sull’erotismo represso e sull’uso di figure ibride, la visione di Frida era ben lontana da quella del surrealismo: la sua immaginazione non era un modo per uscire dalla logica ed immergersi nel subconscio, ma piuttosto il prodotto dei esperienze personali che lei cercava di rendere accessibile attraverso una particolare forma di simbolismo.

Frida Kahlo rifiutò, quindi, questa ed altre etichette: preferiva considerarsi un’artista originale, che non disegna sogni ma restituisce forma ai sentimenti.  L’”autoritratto poetico” né è un perfetto esempio. Questo compendio di lettere d’amore si nutre della stessa carica emotiva impressa nei suoi dipinti. Anche su carta Frida ha saputo assumere con perizia il dolore quale cifra stilistica per raccontare se stessa con determinazione, lucidità e autenticità.

Francesca Rotondo

 

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