IL MONDO DEI POLIGLOTTI

bigger-bubblesImparare una lingua straniera non è certo un gioco da ragazzi. Qual è allora il segreto dei poliglotti?

Per scoprirlo, il giornalista David Robson ha raggiunto a Berlino, nel maggio scorso, 400 poliglotti riuniti per il Polyglot Gathering, un meeting annuale per soli poliglotti e amanti di lingue anche sconosciute.

E caso eclatante, molti dei partecipanti a questi incontri sono in età avanzata. Grande sorpresa per i neuro-scienziati che hanno da sempre scoraggiato l’apprendimento delle lingue oltre i trent’anni. Conclusioni affrettate ed esagerate come dimostrano i Polyglot Gathering e i recenti studi di Yet Bialystok.

Ad esempio, David Robson racconta la storia di Keely, nato in Florida, amante delle lingue fin da bambino, quando ascoltava le radio straniere pur non comprendendo niente. Tuttavia, è proprio “in età avanzata”, grazie ai soggiorni in Svizzera, Europa orientale e Giappone, che ha consolidato la padronanza di ben 20 lingue. Inoltre, sta scrivendo un libro, sui fattori sociali, psicologici e affettivi che incidono sul divenire plurilingui, in cui si propone di dimostrare che le difficoltà o la naturalezza nell’apprendimento delle lingue non dipendono da un’intelligenza minore o spiccata. Tutto dipende dalla personalità: imparare una nuova lingua significa reinventare se stessi, appropriarsi di una nuova identità. Keely usa, in proposito, l’immagine del camaleonte che cambia colore a seconda delle situazioni e degli stati emozionali. Difatti, vari studi hanno sottolineato che i plurilingui adottano comportamenti diversi a seconda della lingua in cui si stanno esprimendo. Il poliglotta continua affermando che il segreto non è nel tempo speso per l’apprendimento e l’uso della lingua, piuttosto la qualità del tempo dedicato anche a livello emozionale.

Le stesse tesi sono supportate da un altro poliglotta, Michael Levi Harris che vanta una conoscenza avanzata di 10 lingue ed una comprensione intermedia di altre 12. Quest’ultimo non solo afferma che tutti possono adottare una nuova “cultural skin”, ma offre anche dei suggerimenti ai volenterosi: bisogna essere degli attori, ascoltare, ripetere e cercare di imitare l’altro e i suoni emessi. E soprattutto, è necessario mettere da parte l’imbarazzo e convincersi che la parola che si sta apprendendo e pronunciando non ci è estranea. Come l’attore deve convincere il pubblico che le battute siano sue, allo stesso modo chi vuole diventare poliglotta deve superare le proprie inibizioni naturali.

Ecco un simpatico esempio:

https://www.youtube.com/watch?v=Xlnj1e38NNQ

Giulia Cataneo

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