Zygmunt Bauman, morto a 91 anni il sociologo della “società liquida”

Si è spento all’età di 91 anni Zygmunt Bauman, filosofo polacco di origine ebraica noto per essere il teorico della cosiddetta “società liquida”, uno dei più importanti e prolifici sociologi europei del secondo Novecento. Lo ha riferito il quotidiano di Varsavia Gazeta Wyborcza. Nato a Poznan nel 1925, Bauman, di origini ebraiche, si rifugiò in Urss dopo l’invasione nazista. Immigrato negli anni ’60 in Israele, insegnò all’Università di Tel Aviv prima del trasferimento in Gran Bretagna dove divenne professore di sociologia a Leeds dal 1971 al 1990 (città in cui è deceduto).

Di formazione marxista, Bauman ha studiato il rapporto tra modernità e totalitarismo con particolare riferimento alla Shoah (Modernità e Olocausto) e al passaggio dalla cultura moderna a quella post moderna (Modernità liquida è l’opera di riferimento). Modernità e Olocausto del 1989 Bauman ribalta l’assunto di molti studiosi che videro nella barbarie dell’Olocausto una rottura della modernità, sostenendo invece che lo sterminio di massa degli ebrei era proprio causato dall’esito di questa modernità fatta di industrializzazione e razionalizzazione burocratica. “E’ stato il mondo razionale della civiltà moderna che ha reso l’Olocausto pensabile”, scrisse nel suo saggio.

Bauman lega il suo nome soprattutto al concetto di “società liquida” ovvero la società in cui l’esperienza individuale e le relazioni sociali sono segnate da caratteristiche e strutture che si decompongono e ricompongono rapidamente, in modo vacillante e incerto, fluido e volatile. A causa della globalizzazione, delle dinamiche consumistiche e del crollo delle ideologie, il tessuto della società contemporanea, sociale e politico era “liquido” e inafferrabile.

Tra le sue opere successive tradotte in italiano figurano Amore liquido sulla fragilità dei legami affettivi, Vita liquida, La solitudine dle cittadino globale, La società dell’incertezza, Stato di crisi.

Ilaria Sinopoli

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