Volte e soffitti dipinti di Roma moderna. Giovan Battista Gaulli alla Chiesa del Gesù

imageLa cupola della Chiesa del Gesù era affrescata ormai da quattro anni, quando nel 1679 era invece la volta della navata ad essere compiuta dall’artista genovese Giovan Battista Gaulli (Genova 1639 – Roma 1709) detto il Baciccia in dialetto ligure, chiamato a lavorare in una delle maggiori chiese diuno dei più potenti ordini religiosi di Roma, i Gesuiti. Quella che per noi visitatori di oggi è una meravigliosa opera d’arte, non riscosse al tempo unanime successo tra gli esperti, aperto com’era allora il dibattito artistico che vedeva i sostenitori di una tendenza classicista contrapporsi agli eonenti della poetica generalmente definita barocca, in cui si inserisce anche il soffitto della chiesa del Gesù. Ma quel che è certo è che il grande pubblico dei fedeli rimase abbagliato da quella luce dorata e il suo sguardo fu risucchiato dal vorticoso movimento di figure innumerevoli rappresentati nell’affresco del Trionfo del nome di Gesù. Ad avere un ruolo nel programma iconografico furono certamente il Baciccia e il generale dell’Ordine gesuita, il genovese anch’egli Giovanni Paolo Oliva, legato da amicizia a Gian Lorenzo Bernini, pure coinvolto direttamente nell’ideazione dell’opera, senza dimenticare il richiamo del rivoluzionario soffitto di Palazzo Barberini affrescato da Pietro da Cortona quarant’anni prima (1633-1639). Da un aureo cerchio abbagliante emerge l’emblema della Compagnia gesuita, IHS, circondato da una schiera di angioletti che propagano i raggi luminosi fino ai gruppi di santi e beati che vorticano su nuvole vaporose. A sinistra i Re Magi, che per primi adorarono il Nome di Gesù; a destra esponenti della famiglia Farnese che portano un modellino della chiesa del Gesù, essendo stato il cardinale Alessandro Farnese nel 1568 a promuovere la costruziimageone dell’edificio; al centro la Chiesa, allontana nell’ombra i Vizi e i dannati, spingendoli oltre quella cornice dorata e quindi fin sulla decorazione stucco della volta, creando un effetto di “cosmica drammaticità”, rafforzato dal contrasto coloristico del chiarore divino contro i toni bruni, rossi e azzurri delle figure. Nelle rientranze delle finestre vennero invece collocate delle figure in stucco, rivolte timorosamente alla scena dipinta, con la funzione di accostare il regno dello spirito a quello della materia, oltre che quella di rappresentare le regioni del mondo raggiunte dai missionari gesuiti. Se nel bozzetto preparatorio dell’affresco (Roma, Galleria Spada) si può vedere distintamente la parte affrescata compresa delle ombre che dipinte si proiettano, qui la concezione illusionistica che fonde architettura, colore e massa plastica è quanto di più vicino al “bel composto” che Bernini realizzò a metà Seicento nella Cappella Cornaro (Roma, Chiesa di Santa Maria della Vittoria). Giovan Battista Gaulli così aveva superato tutte le aspettative dei Gesuiti e si inseriva a pieno titolo in una tradizione decorativa di volte di chiese e palazzi nobiliari romani che prima di lui aveva coinvolto, per citarne alcuni, Michelangelo (Cappella Sistina), Raffaello (Loggia di Psiche a Villa Farnesina), i Carracci (Galleria Farnese) e Pietro da Cortona (Palazzo Barberini, Palazzo Pamphilj, Chiesa Nuova).

Sito ufficiale della Chiesa del Gesù: http://www.chiesadelgesu.org/

Claudia Pruner

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