Viaggio nel tempo: lettera da Leonardo da Vinci

autoritratto-LeoDal paese natio a Firenze, a Milano e poi a Venezia, a Roma e infine in Francia, Leonardo da Vinci, toscano come Michelangelo Buonarroti, è anch’egli uno spirito indagatore. Di carattere scostante, nonostante non ami il clamore delle folle e sia ritenuto ultimamente quasi un misantropo, ma non v’è alcuno in Italia che non conosca il suo nome e il suo genio. Tempo fa abbiamo deciso di scrivere al Maestro, oggigiorno primo pittore dell’Eccellentissimo Re Francesco I di Francia, nonché residente per sua buona disposizione nel castello di Amboise. Non avendo purtroppo l’opportunità di intervistarlo di persona, gli abbiamo umilmente chiesto, qualora ne avesse trovato il tempo e la volontà, di rispondere ad alcune nostre domande. Così riportiamo in questa sede le sue parole.

 

Amboise, 19 Aprile 1517
Messeri.
Risponderò come posso a quel che mi si domanda nella missiva che ho ricevuto qualche tempo fa. Come sapete, io non amo render pubbliche le mie faccende private e non dubitate ch’io dica il vero quando sostengo che la mia dimora è piena di cose bizzarre, che tengano alla larga gli ospiti non graditi.
In pochi sanno di essere considerati miei stretti, il mio devoto Francesco de’ Melzi e certo Salai, che ormai è qualche tempo che se né andato, dopo ventisei anni che lo presi con me. Quel piccolo satana amava bighellonare per le strade, quel testardo e bugiardo, nonché ladruncolo che a dieci anni rubò pure il denaro che misi da parte per comprargli delle vesti. Ma lo tenni vicino, che mi faceva da modello e servitore nel contempo. E che parlino le malelingue sul mio rapporto col ragazzo, ch’io tanto ho la passione dell’animo a cacciar via la lussuria e chi non rafrena la voluttà, colle beste s’acompagni.
Nella lettera Voi poi mi chiedevate come dovesse comportarsi un artista, io vi dico che deve guardare alla Natura e pure che debbe essere soletario. E alla solitudine ivi aggiungo il talento naturale perché la pittura non può essere insegnata a chiunque, che gl’ingegni elevati talor che manco lavorano, più adoperano, cercando con la mente l’invenzioni, e formandosi quelle perfette idee, che poi esprimono e ritraggono con le mani. Per esempio, quando dipingevo L’Ultima cena di Cristo a Milano, era la fine del secolo scorso, c’erano giorni in cui andavo al convento di Santa Maria delle Grazie di buon’ora dalla mattina e fino all’imbrunire non pensavo che a dipingere, scordandomi quasi di mangiare e bere; ma poi c’erano volte in cui vi passavo per darvi solo due colpi di pennello e me ne andavo. Voi avete potuto vederla? Lì ho studiato tantissimo i segni che lasciano le passioni sui volti, che la più importante cosa che ne discorsi della pittura trovare si possa sono li movimenti apropriati alli accidenti mentali. E poi pure le membra col corpo debbono esser acomodate con gratia al proposito dell’effetto che tu voi che faccia la Figura, evitando pure di aggiungere troppi fronzoli che ne alterano la forma e l’attitudine.
Voi mi dite infine che la gente parla di me, cerca di svelare l’enigma delle mie stranezze… Ebbene, che io mi vesta come più m’aggrada, che non voglia mangiar carne d’animale, che non m’importi dei piaceri mondani come fann loro, ha davvero così tanta importanza? A Voi e a quelli dono un consiglio: alle grandi ingiurie cresci la patientia, e esse ingiurie offendere non ti potranno la tua mente.
Ma ora debbo lasciarVi, ch’io certo non sono solito intrattenermi in vane sciocchezze, che vorrebbero tempo ch’io non ho.

Leonardo di Ser Piero da Vinci, in Amboise

 

Claudia Pruner

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