Emergency: bambini devastati da mine antiuomo. Una cosa che nei libri non c’è

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Raccontiamo sempre con piacere la grande opera che Emergency, ogni giorno, spesso nel silenzio totale dei media, compie in quelle zone del mondo devastate dall’azione distruttrice dell’uomo sull’uomo.

Alberto, anestesista di Emergency in Afghanistan, ci invia la sua testimonianza di medico impegnato a salvare la vita ai bambini duramente provati da una guerra assurda che continua a mietere vittime innocenti.

«Vedere le rose fiorite in inverno – scrive Alberto – è davvero uno spettacolo: anche qui a Lashkar-gah, il nostro ospedale per vittime di guerra ha un suo bellissimo giardino interno, sempre molto ben curato dai nostri giardinieri. E nella parte di questo giardino che dà sul retro dell’ospedale c’è anche un piccolo parco giochi per i bambini. Ci sono scivoli, altalene e giostre, ben tenute e dipinte di fresco in bianco e rosso: quanto sembrano invitanti… E di bambini, in questo ospedale, ce ne sono molti: un terzo dei nostri pazienti sono bambini e donne, i cosiddetti “danni collaterali” di questa guerra infinita. Sono ricoverati nel nostro ospedale perché sono vittime di ferite di guerra, con lesioni provocate da proiettili, da schegge o da mine antiuomo”.

Il dottor Alberto di Emergency ci racconta cosa fa una mina antiuomo a un bambino: “Non voglio descrivervi la cinematica di queste lesioni, né il danno prodotto dalla cavitazione dei proiettili su questi teneri tessuti né le terribili mutilazioni causate da questi ordigni. Voglio rispondere così: ai bambini che vedo in ospedale le mine, i proiettili, le schegge hanno sottratto le gambe con cui salire la scaletta dello scivolo, hanno amputato le braccia con cui aggrapparsi all’altalena, hanno asportato gli occhi con cui godere delle rose e del colore bianco e rosso delle giostre, hanno sfigurato la faccia con cui sorridere con quel sorriso aperto e schietto che hanno i bambini quando giocano. Ecco, ho imparato questo su proiettili, schegge e mine antiuomo. Questo, sui libri, non c’è».

Può un bambino nascere in una zona “sbagliata” del mondo e ritrovarsi sin dai primi anni di vita a combattere contro un nemico che non conosce e di cui non ne è assolutamente responsabile?

Perché i nostri figli vivono al sicuro, nelle nostre case confortevoli e riscaldate e invece tanti altri soffrono e non sanno neanche perché?

Non permettiamoci neanche per un istante di pensare che è questione di fortuna!

Antonio Curci

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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