Un uomo venuto dal Bangladesh

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E’ un distributore di benzina come tanti altri, con un benzinaio “abusivo” di colore come tanti altri. Un signore anonimo, poco interessante per gran parte di noi baresi, di quelli che si evitano volentieri per non essere importunati o forse per non donare pochi spiccioli in cambio del rifornimento alla pompa.

Davanti a me un’auto di quelle importanti dalla quale scende un signore ben vestito, che scansa l’omino della benzina anche in malo modo. Rifornisce di gasolio il proprio mezzo e intabarrato nel lussuoso cappotto che indossa, s’infila nell’abitacolo e schizza via. Anche lui è uno dei tanti che mal sopporta questi “invadenti” lavoratori senza tutele, costretti ad umiliarsi per sopravvivere.

Tocca a me. Scendo dall’auto. L’omino mi viene incontro e, inaspettatamente mi augura buon anno stringendomi la mano. Una mano grossa, forte e callosa. Una stretta energica che racconta una storia e trasmette sicurezza. Gli consento di prestarmi il servizio di rifornimento in cambio di pochi spiccioli. E’ più forte di me, non riesco a non chiedergli quale sia il suo nome e a scambiare quattro chiacchiere con lui. Viene dal Bangladesh, è sposato ed è padre di tre figlie. La sua famiglia è lontana, nel suo Paese, ma lui da diversi anni è qui per assicurare ai suoi cari una vita migliore. Una figlia è prossima alla laurea, mentre le altre due sono alla scuola superiore. Gli brillano gli occhi quando con orgoglio di padre parla di loro e di sua moglie che vorrebbe tanto riabbracciare, ma non può, perché lui è qui, a lavorare in modo precario alla pompa di benzina.

Scopro nelle sue parole una bontà e sensibilità d’animo davvero inconsuete dalle nostre parti. E’ un padre di famiglia, buono, responsabile, innamorato della vita. Ha solo avuto la sfortuna di nascere in una parte del mondo meno fortunata, eppure non si abbatte. Accetta il peso della fatica, sopporta e schiva l’umiliazione degli sguardi razzisti, quasi giustifica gli atteggiamenti prevenuti della gente, ma condanna fermamente tutti quei cittadini che non rispettano la propria città.

“In che senso?”, gli chiedo. Mi guarda, un velo di tristezza gli ricopre il volto e con dispiacere mi racconta dei tanti baresi che non raccolgono le “cacche dei cani”, di quelli che fermi al distributore gettano dal finestrino i rifiuti che lui si sente in dovere di raccogliere,  di quelli che abbandonano le bottiglie di birra sulla pompa di benzina che lui, il giorno dopo, puntualmente getta nel bidone del vetro  e di quelli che con la scusa di cambiare i soldi, gli rifilano banconote false. A lui è capitato di essere stato vittima di una truffa e di averci rimesso anche 200 Euro. Lo ascolto dispiaciuto, ma lui guarda avanti ed è contento, perché, mi dice: “Si può essere felici anche nelle piccole cose di ogni giorno ed io lo sono soprattutto quando penso che un giorno potrò fare ritorno a casa, ma voi che già siete a casa dovete amare di più la vostra Città che è bellissima”.

E’ arrivata un’altra automobile. Si scusa con elegante cortesia e mi saluta cordialmente perché deve lavorare.  Lo ringrazio per avermi dato una lezione di vita e vado via.

E’ proprio vero, la felicità è contagiosa ed è nelle piccole cose, come una semplice chiacchierata alla pompa di benzina con chi dalla vita ha avuto sicuramente meno.

Antonio Curci

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Antonio Curci

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Direttore Responsabile

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