“Un De Nittis piccolo piccolo”, intervista a Giovanni Lamacchia

Se è chiusa la mostra Da De Nittis a Gemito, Palazzo Zavellos Stigliano a Napoli, e non potevamo fare a meno di chiedere a Giovanni Lamacchia, il nostro esperto del De Nittis che cosa ne pensasse, quindi lo abbiamo raggiunto per un breve intervista che è riuscita forse anche lapidaria.

 – Ha giovato alla mostra la presenza delle opere del De Nittis?

– Giova sempre alle esposizioni, ma dovrebbe giovare alla fortuna critica del De Nittis qualche volta.

 – Allora avrà giovato alla mostra.

 – Forse un po’, ma non quanto avrebbe potuto.

 – Spiegaci meglio

 – Vedi, De Nittis è tornato a contare per il suo nome, più che per le sue opere, come al tempo della prima mostra impressionista, quando Degas gli disse che se avesse partecipato non avrebbero potuto insinuare che la loro era la mostra degli artisti rifiutati dalla giuria del Salon.  Poi, però, qualcuno pensò di piazzare le sue tele in luce sfavorevole, in modo che il suo genio non brillasse troppo. Nella mostra organizzata a Napoli secondo me involontariamente il genio del De Nittis resta nascosto. 

 – Nascosto come?

 – Nascosto nella scelta stessa della mostra, mi piace dire nel sottotitolo ‘pittori napoletani a Parigi’, che raggruppa gli artisti per area geografica e modalità di lavoro, li mostra come emigrati, e questo dà all’operazione un taglio sociologico.

 – Ma scendendo nell’aspetto pratico, cos’è che non ha favorito De Nittis?

  – Per fare solo qualche esempio. Qual’è l’opera che gli aveva dato notorietà a Parigi? La strada da Brindisi a Barletta, che conosciamo solo da una foto del 1872 e dalle recensioni, e non si può dire che fosse un genuino risultato della pittura napoletana. Dipinta dopo aver conosciuto la pittura francese, aveva un tocco di ricerca personale (si pensi all’ombra blu viola che fece scuola tra gli impressionisti) che aveva superato di gran lunga quella dei maestri napoletani, già da lui criticata fin da giovanissimo. Gli studietti dell’eruzione del Vesuvio, che il De Nittis conservava in casse che apriva solo per mostrarle a volte ai suoi ospiti, mentre Degas faceva il cieco (lo riferiva Goncourt nel Journal) per invidia, sono studi di un pittore erudito che non hanno termini di confronto con le rappresentazione dello stesso soggetto tentate da altri napoletani. Ricordo l’esclamazione di Delgado, il nostro giornalista, quando vide a Barletta lo studio preparatorio della Discesa dal Vesuvio: ‘Com’è nordico!’                                              Poi la tela delle corse, che mostra una signora sulla seggiola accanto a un gentiluomo, la replica di un pastello stampato in migliaia di copie anni prima, dove però il finissimo profilo della modella bionda che si lascia molto ammirare pare il vero motivo per ripetersi. E’ un tela che in quel contesto finisce per relegare il nostro artista in un filone aneddotico. Proprio lui, che aveva difeso la ricerca, quando il mercante Goupil lo invitava a mettere figurine nelle sue tavole… per vendere. Insomma pare così un De Nittis piccolo piccolo.

Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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