Presunte torture in Turchia – Amnesty International chiede l’intervento di osservatori esterni per incontrare i detenuti

Riceviamo da Amnesty International il seguente Comunicato Stampa.

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Stando a quanto riferito da un comunicato stampa di Amnesty International, l’organizzazione internazionale per i diritti umani, avrebbe raccolto “credibili informazioni sui pestaggi e le torture, compresi gli stupri, che stanno avendo luogo in centri di detenzione ufficiali e non ufficiali della Turchia”.
 
La richiesta avanzata dall’organizzazione per i diritti umani è di consentire l’invio in Turchia di osservatori esterni che abbiano diritto di accesso in tutti i centri di detenzione, tra i quali stazioni di polizia, centri sportivi e palazzi di giustizia, in cui sono recluse, a seguito del fallito colpo di Stato, ben 10.000 persone.
 
Secondo informazioni che Amnesty International avrebbe ritenuto attendibili, nelle città di Ankara e Istanbul, la polizia costringerebbe i detenuti a rimanere in posizioni che causano dolore fisico, negando loro acqua e cure mediche, oltre a sottoporli a insulti e minacce. Alcune segnalazioni raccolte da Amnesty riporterebbero brutali pestaggi, torture e stupri a danno di persone sottoposte a fermo di polizia.
A dichiararlo è stato John Dalhuisen, direttore per l’Europa di Amnesty International: “Le notizie di pestaggi e stupri sono estremamente allarmanti, considerando soprattutto l’alto numero di arresti dell’ultima settimana. I crudi dettagli di cui siamo in possesso sono solo un esempio di quello che potrebbe star accadendo nei luoghi di detenzione”.
“E’ assolutamente fondamentale che le autorità turche fermino queste pratiche ripugnanti e consentano agli osservatori internazionali di incontrare tutti i detenuti” – ha aggiunto  Dalhuisen.
Sempre secondo la denuncia di Amnensty International, ai detenuti, trattenuti arbitrariamente anche in centri informali di detenzione, non verrebbe concesso il diritto di conoscere i capi d’imputazione, di incontrare avvocati e familiari. Ciò metterebbe in pericolo il loro diritto a un processo equo, anche a seguito dell’aumento da quattro a trenta giorni del periodo di detenzione senza incriminazione, voluto da un decreto del governo turco il 23 luglio. Lo stesso atto governativo autorizzerebbe “a osservare o persino registrare gli incontri tra avvocati e detenuti” e restringerebbe “le possibilità di nominare un difensore di propria scelta, compromettendo ulteriormente il diritto a un processo equo”.
Amnesty International ha sollecitato il Comitato europeo per la prevenzione della tortura a svolgere una visita d’emergenza in Turchia, per verificare quanto prima le condizioni di detenzione. In quanto stato membro del Consiglio d’Europa, la Turchia ha l’obbligo di cooperare col Comitato, che è l’unico organo indipendente autorizzato a effettuare visite ad hoc in tutti i centri di detenzione in Turchia, nei tempi di sua scelta.
 
John Dalhuisen ha sollecitato “le autorità turche a rispettare i loro obblighi di diritto internazionale, a non abusare dello stato d’emergenza annullando i diritti dei detenuti. Il divieto di tortura è assoluto e non può mai essere indebolito o sospeso”.
 
Amnesty International chiede dunque alle autorità turche di condannare l’uso della tortura nei centri di detenzione e di prendere misure concrete per contrastarla e per chiamare a risponderne i responsabili. Le autorità dovranno anche garantire che le associazioni legali e le famiglie siano immediatamente informate delle detenzioni e che gli avvocati possano liberamente incontrare i loro clienti in tutte le fasi della detenzione.
Antonio Curci
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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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