Torna Will Smith al cinema con Collateral Beauty

Will Smith torna sul grande schermo protagonista di Collateral Beauty dal 4 gennaio al cinema. Il grande attore americano insieme ad un cast stellare composto da Helen Mirren, Edward Norton, Kate Winslet, Keira Knightley e Michael Peña porta “la bellezza collaterale” a New York, nel centro del business. Howard Inlet (Smith) lo vediamo proferire un grande discorso motivazionale, con lui i suoi soci Claire (Winslet), Whit (Norton) e Simon (Peña). Howard è a capo di un’agenzia pubblicitaria di successo e festeggia il record di fatturato. Un flashforward sposta il tempo tre anni dopo: l’imprenditore è caduto in una depressione dagli effetti molto particolari. Vive da solo senza contatti con l’esterno, un comportamento che sta per compromettere anche chi gli sta intorno. Scrive lettere all’Amore, al Tempo e alla Morte, rimproverandoli. La causa di tutto ciò è un enorme lutto che l’ha colpito di recente. Per cercare una soluzione i tre soci ingaggeranno degli attori, Brigitte (Mirren) Aimee (Knightley) e Raffi (Jacob Latimore) per provare a far cambiare le cose.

Il titolo del nuovo film di David Frankel (già regista di alcuni episodi di Sex & The City e soprattutto de Il diavolo veste Prada) condivide l’ambientazione newyorchese, anche se la città della Statua della Libertà è meno scintillante e romantica, meno frenetica. Il che è anche giusto, perché in Collateral Beauty tutto è giocato nella mente e nel cuore di un uomo che si è ammalato di una depressione “eccentrica”, un pubblicitario non più di grido che ha perso la sua adorata figlia di sei anni e trascorre le giornate in stato quasi catatonico. La perdita di un figlio è, in tutte le forme artistiche, un argomento difficile da affrontare e una situazione “ostile” da raccontare. Grande merito va all’originale sceneggiatura di Allan Loeb che riesce in parte a evitare il melò, inventandosi i personaggi di tre attori di teatro a cui i migliori amici e colleghi del protagonista chiedono di fingersi “il tempo”, “l’amore” e “la morte”, tre concetti astratti ai quali lo sventurato ha scritto lettere di protesta.

Muovendosi dunque fra realtà e finzione, fra maschere più o meno pirandelliane e individui concreti che provano testi in polverosi teatrini Off-Broadway, il film riesce quasi a trasformare il dolore in commedia, affidando fra l’altro a una regina come Helen Mirren una meravigliosa signora Morte, intrecciando sempre due modi di recitare diversi: uno più naturale, l’altro più caricato. Anche se non basta perché, nonostante l’interprete principale del film sia un Will Smith dolente e intenso, il suo dolore e la sua intensità passano in secondo piano, alternando lunghe biciclettate e inutili visite a gruppi di supporto a scene in cui i colleghi di Howard e le tre “personificazioni” dialogano su argomenti importanti.

Forse, probabilmente, a causa di una durata di soli 97 minuti, questo intricato incastro di storie, filosofie di vita e consigli su come stare al mondo nella maniera migliore fa promesse che non mantiene. Aprendo troppe piste, troppe strade non risolvendo qualche mistero, sviluppando superficialmente i personaggi e soprattutto mettendo in secondo piano un mostro sacro come Kate Winslet e lasciando una generale impressione di vaghezza e di inconsistenza. E sebbene alla fine arrivi una sorpresa, non tutto e tutti trovano la giusta collocazione. Nonostante tutto Collateral Beauty è un film che ha comunque emozionato, facendo inevitabilmente ripensare agli spettatori in sala ai propri cari che non ci sono più o ai bivi che ormai sono irrimediabilmente passati e superati.

Ilaria Sinopoli

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