Siena, il quartetto “Indaco” all’Accademia Chigiana

Venerdì 7 febbraio, in occasione della novantasettesima edizione di “Micat in Vertice”, la stagione musicale 2019-2020 dell’Accademia Chigiana (dal motto della famiglia Chigi “Splende sulla cima”), al palazzo Chigi Saracini di Siena si è esibito il “Quartetto Indaco” in alcuni quartetti di Beethoven. Il gruppo nasce presso la scuola di musica di Fiesole del 2007 grazie all’impulso di Pietro Farulli e Andrea Nannoni. Ha tenuto masterclass e corsi di specializzazione, in particolare presso l’Accademia Chigiana di Siena, inoltre si è esibito in vari Paesi d’Europa e ha vinto numerosi premi come il “Premio Papini”, “Enrica Cremonesi” e ha collaborato con musicisti di fama internazionale tra cui Bruno Canino, Avi Avital e Davide Formisano. Il gruppo si dedica non solo all’approfondimento della musica classica, ma anche di quella contemporanea, con lo scopo di diffondere nuovi linguaggi musicali.

I musicisti – Eleonora Matsuno e Jamiang Santi ai violini, Francesca Turcato alla viola e Cosimo Carovan al violoncello – si sono esibiti per due ore in tre quartetti di Beethoven: il quartetto n.4 dell’opera 18, scritto in do minore, la tonalità cara al compositore, poiché rappresentava la visione della divinità e il quartetto n. 10 in mi bemolle maggiore dell’opera 74, detto “delle arpe” per il frequente pizzicato degli archi del primo movimento.

La seconda parte della serata è stata caratterizzata dall’esecuzione del quartetto n. 16 in fa maggiore dell’opera 135, completata nel 1826, pochi mesi prima della morte di Beethoven. È un quartetto più corto, rispetto alla durata degli altri, infatti quando il compositore lo propose all’editore Schlesinger, costui gli chiese di aggiungere un quarto movimento, dal momento che era di soli tre movimenti. È un quartetto “compresso”: nel primo movimento ci sono 5 o 6 temi che si accavallano e creano un dialogo serratissimo; il secondo è un tipico scherzo beethoveniano e il terzo è caratterizzato dalla tecnica della variazione. Il quarto movimento è celebre perché, sotto i lenti accordi introduttivi dell’ultimo movimento, Beethoven nascose la dicitura “Muß es sein?” (Deve essere?), a cui risponde col più rapido e allegro tema principale del movimento, “Es muß sein!” (Deve essere!). Il quartetto si conclude con un pizzicato, un ritmo che richiama alla fanciullezza.

I musicisti hanno reso in maniera sublime le intenzioni di Beethoven, con tocchi lievi e delicati negli Adagi o più energici e grintosi negli Allegri o Vivace, in perfetta comunione con il proprio strumento e in sintonia con gli altri membri del gruppo, tramite particolari sguardi di intesa. L’armonia dell’esecuzione ha permesso al pubblico di sentirsi pienamente coinvolto nel ritmo travolgente o pacato, in un estatico abbandono dell’anima.

Martina Ragone

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