“Sessualità: né merce, né tabù” nel romanzo di Francesco Saverio Sammarelli

Esiste una sottile distinzione tra pornografia ed erotismo: la prima è fatta per produrre una eccitazione meccanica mediante la volgarizzazione dei diversi aspetti della sessualità, al contrario dell’erotismo che è l’arte di godere del proprio corpo e della presenza del partner, traendone la reciproca soddisfazione. Il sesso è dunque espressione e mezzo mai un fine alla ricerca del piacere per coppie affiatate affettivamente. Invece, capita che il sesso sia vissuto come fine a se stesso, da parte di chi si limita a soddisfare i propri capricci. La donna è ancora vista come oggetto di eccitazione e, tanto più la sua immagine è degradata tanto più suscita nel maschio la necessità di considerare la partner come strumento di soddisfazione dei più reconditi desideri pur di liberarsi dalle proprie inibizioni e frustrazioni. Il considerare il sesso come unico scopo della vita per affermare il proprio prestigio e la voglia di dominio, ricorrendo a qualunque mezzo come lo stupro, la violenza carnale sono cagione di squilibri: non puro istinto, ma la sessualità, sostiene tacitamente Francesco Saverio Sammarelli, autore di questo breve romanzo, deve essere motivo di incontro e di comunicazione, scambio di esperienze, di confronto, di sintonia fisica, psichica e spirituale.
L’ Autore non è alla sua prima esperienza letteraria in quanto ha già pubblicato, nel Giugno 2012, il romanzo-denuncia “E Vennero chiamati i conigli di Torre Pelosa”, ironica metafora che condanna, senza mezzi termini, il malcostume di una società corrotta ricca di insidie, imbrogli e tradimenti, dove egli descrive coraggiosamente personaggi privi di sentimenti e di rispetto per la dignità umana, il senso e il valore delle cose.
Il testo di Francesco Saverio Sammarelli disegna con freddezza e con stile volutamente esagerato nella descrizione particolareggiata delle azioni ripugnanti, fatti reali di cronaca quotidiana di questa parte sporca della società, fatta di depravazione, un mondo dove i vizi e le abitudini perverse hanno sostituito la dolcezza ed il rispetto.
La vicenda narrata costringe il lettore ad entrare, attraverso la letteratura, in contatto con se stesso, con gli altri, con la realtà circostante, suggerendo, in punta di piedi, senza ricorrere ad arzigogolati pensieri che l’esigenza d’amore dell’uomo può colmare il vuoto e lo stress causato dalla vita frenetica. Difatti, le riflessioni di Sammarelli intendono aiutare gli uomini a prendere coscienza, mediante un appassionato impegno morale degli abusi e delle ingiustizie della vita sociale.
Franco, nel testo esprime i proprie rabbie e sentimenti con vigore per decifrare stili di vita e proporre strategie educative e culturali. “Non si tratta semplicemente di stabilire fin dove l’uomo possa arrivare, ma qual è l’ autentico bene per l’uomo” (D. Tettamanzi). Sammarelli, lungi dalla pretesa di risolvere i problemi dell’uomo nella loro globalità si propone di dare un modesto contributo che può essere sintetizzato con il superamento delle contraddizioni mediante l’intelligenza ed il cuore, conscio degli episodi squallidi che annullano ogni speranza.
Il romanzo di Francesco Saverio effettua un originale monitoraggio delle problematiche, una ricerca della condizione sociale nella realtà odierna con invito a promuovere una cultura della vita opponendolo a comportamenti trasgressivi e pericolosi. Dunque un invito a conoscere, analizzare, denunciare le barbarie, operate senza pudore, contro i diritti delle donne sotto l’aspetto fisico e sessuale, morale e psicologico, spirituale.
Non pagine di pessimismo e di moralismo in quanto il primo non aiuta l’uomo a progredire e il secondo non serve a nulla perché si limita a biasimare la presente situazione. H. Marcuse raccomandava di lasciare all’uomo il “massimo della libertà, anche in campo sessuale vissuto privo di finalità e senza alcun condizionamento, perché, a suo dire, in questo consiste la vera felicità, il mezzo di pieno godimento materiale, la soddisfazione e l’appagamento degli istinti senza nessuna repressione”. Conseguenza di questa mentalità distorta: nessuna distinzione tra omosessualità, eterosessualità e bisessualità, la rottura della famiglia, la pornografia, la pedofilia, la prostituzione maschile e femminile, il vagabondaggio sessuale. Al contrario, Sammarelli sostiene di voler dar voce alle donne che hanno subito violenza, a quelle picchiate e violentate tra le mura domestiche ma anche, nel campo del lavoro e delle istituzioni, a quelle donne che muoiono per malattie sessualmente trasmissibili, per mutilazione ai genitali: abitudini, talvolta, tollerate e giustificate da maniere non sempre corrette, dagli usi, dai costumi, dalle tradizioni e da pseudo interpretazioni religiose e teorizzati da compiacenti schiere di parassiti e da una giustizia che lascia tutto impunito.
Franco è convinto che al centro si trovi l’uomo come soggetto unico e irripetibile con la sua interiorità e specifica personalità e la stessa sessualità è un modo concreto e visibile per vivere la capacità di amare al contrario di una civiltà edonistica in cui le persone si usano come le cose.
Così lo scrittore di “Un petalo nel fango”, dopo aver invitato l’altra metà del cielo ad una garbata reazione e condannato perentoriamente i criminali del sesso, affida a noi una riflessione alla riscoperta dei valori sul come vivere dell’uomo e la responsabilità di fare della vita un dono. “Cercare un senso là dove sembra che ci sia soltanto la materia indifferente o moto casuale è degno dell’uomo. Questo è l’uomo!”. ( N. Bobbio).

Nicola Cutino

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

Un pensiero riguardo ““Sessualità: né merce, né tabù” nel romanzo di Francesco Saverio Sammarelli

  • 12 Luglio 2014 in 16:31
    Permalink

    Grazie prof. Antonio Calisi per aver pubblicato sul Tuo giornale la mia prefazione al romanzo breve di Francesco Saverio Sammarelli ” Un petalo nel fango”. Spero di incontrarti nella prossima presentazione prevista per il 30 Luglio 2014 alle ore 17:00 presso Mondolibri, Via Melo in Bari. Ti sono grato. Nicola

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