Sciopero degli insegnanti: si reinvestano nella scuola le trattenute degli scioperanti

Scuola: sciopero; al via il corteo di RomaStando ai dati ancora provvisori rilasciati dal Ministero della Funzione Pubblica, allo sciopero del 5 maggio 2015 avrebbero partecipato ben 618.066 lavoratori della scuola su un milione di dipendenti. Un numero, questo, probabilmente destinato a crescere, ma che al momento sancisce una percentuale di adesione da parte di tutto il personale della scuola che si attesta intorno 64,89%. Una cifra enorme che non può passare inosservata e che chiede risposte adeguate da parte del Governo, pena una forte impopolarità alle imminenti elezioni regionali e alle prossime politiche. Impopolarità che rischiano anche i sindacati se la loro azione a tutela degli interessi dei lavoratori della scuola dovesse risultare inefficace. Sempre sulla rete, infatti, si moltiplicano coloro che minacciano di strappare la tessera sindacale nel caso in cui le varie organizzazioni non dovessero portare a casa un risultato utile.

Il Governo non può far finta di niente e tirare dritto con un ddl fortemente contestato da chi la scuola la vive ogni giorno, con contratti bloccati da anni e stipendi da fame. Tornando ai numeri, le trattenute effettuate sullo stipendio degli scioperanti ammonterebbero a  42.331.340 euro.

In rete in queste ore si sta alzando forte il grido di chi chiede che questi soldi vengano comunque reinvestiti nella scuola e non dislocati in altri capitoli di spesa. Investire nella scuola significa investire nel capitale umano di oggi e di domani. I soldi pubblici spesi per l’istruzione non rappresentano un investimento a perdere come potrebbe sembrare a chi confonde la scuola con l’azienda. Il ritorno degli investimenti per accrescere il general intellect non può essere paragonato a quello di un’impresa che fa business e i cui ritorni in termini di guadagni sono facilmente misurabili con bilanci assolutamente scientifici. La scuola modella e raffina persone, intelligenze, professionalità che possono sbocciare subito, ma anche a distanza di anni. Nessuno può stabilire che l’investimento di 1 Euro, diventi, in un tempo certo qualcosa di più. Di sicuro c’è che il mancato investimento nella scuola potrebbe costare nel tempo, all’intera società, una cifra di molto ma molto superiore rispetto all’investimento stesso. L’ignoranza, quella sì, ha un costo misurabile e questo, una società che si reputa civile, dovrebbe assolutamente evitarlo.

Antonio Curci

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Antonio Curci

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Direttore Responsabile

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