Santi e martiri secondo l’Arte: San Marco evangelista

RitrovamentoDa una possente figura si irradia quella luce divina che insieme scandisce le arcate della lunga navata vuota, uno spazio che si proietta all’infinito, in una fuga prospettica diagonale che in un istante passa dalle grandi figure del primo piano fino a quelle piccolissime sul fondo. Qui San Marco appare ai presenti svelando il luogo della propria sepoltura e col gesto imperioso di un braccio disteso, mentre sotto l’altro tiene il Vangelo di cui è autore, pone così un termine all’attività dei profanatori di tombe che proprio lì stanno calando un cadavere da un sarcofago. Nello stesso momento San Marco è anche il protagonista di un altro miracolo, quello della liberazione dal demonio di cui è impossessato l’uomo sulla destra, avvinghiato alla donna che spaventata si ritrae. Come in un dramma teatrale, qui non è tanto la rappresentazione esatta e cronachistica della storia o leggenda, quanto la sua resa finalizzata all’emozione e poi alla commozione di chi guarda, anche tramite la compresenza in un luogo e in un tempo di più eventi.
Naufragio saracenoIl Ritrovamento del corpo di San Marco (1562-1566, Milano, Pinacoteca di Brera), dipinto da Tintoretto per la Scuola Grande di San Marco a Venezia, con le altre due tele col Trafugamento del corpo di San Marco e San Marco salva un saraceno da un naufragio, raccontano la storia secondo cui il corpo del Santo evangelista, sepolto ad Alessandria d’Egitto, qui disteso in bellissimo scorcio su un prezioso panno di fattura orientale, venne trafugato da due mercanti veneziani nell’828-829 d.C. e portato nella città lagunare dove ancora oggi è conservato all’interno della Basilica a lui intitolata.
Marco (20 d.C. circa – 68 d.C. circa) nasce in Palestina da una famiglia benestante di ebrei la cui casa mettevano a disposizione a Cristo e i suoi discepoli, probabilmente la stessa in cui ebbe luogo l’Ultima Cena di questi. Non è certo ch’egli conobbe personalmente Gesù, ma fu a lungo legato ai SS. Pietro e Paolo, il primo dei quali lo battezzò e lo chiamava proprio “figlio” in senso spirituale. Marco conclude i suoi giorni ad Alessandria d’Egitto, ma le fonti ancora discordano sulla natura della sua morte, se naturale o per martirio (legato con delle funi al collo venne trascinato per le vie della città per due giorni); il suo corpo fu salvato dalla distruzione delle fiamme dai fedeli e quindi sepolto.
Raffigurato come un uomo intento a scrivere, accompagnato da un essere vivente come gli altri evangelisti (il Tetramorfo) ritratti per secoli dagli artisti, San Marco si distingue perché affiancato da un leone, simbolo di forza e di rimando alla risurrezione di Cristo, della quale il suo Vangelo è tra i Quattro la maggiore fonte; non solo, l’animale rimanda anche al “ruggito” che era il grido di San Giovanni Battista nel deserto mentre preannunciava la venuta di Cristo, passo con cui si apre il Vangelo secondo Marco. Il leone di San Marco è inoltre il simbolo di Venezia, con riferimento a una tradizione locale che vorrebbe essere apparso un angelo sotto forma di leone alato ed aver annunciato al Santo, naufrago nella laguna, che in quelle terre avrebbe trovato riposo il suo corpo.
TrafugamentoIl nome Marco deriva dal latino Marcus, forma sincopata di Marticus, “di Marte”, quindi riferito al dio romano della guerra e al mese di Marzo a lui sacro, ed era tanto diffuso al tempo dei romani da essere anche assorbito dalla lingua greca nella forma Μάρκος (Markos), quella del Santo evangelista festeggiato il 25 Aprile e patrono di Venezia.

 

Claudia Pruner

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