San Paolo e la schiava di Filippi. La tratta di esseri umani ieri e oggi

L’affresco con l’immagine della vita di San Paolo: L’esorcismo della schiava, basilica di San Paolo fuori le mura, Roma, Italia

Molti oggi pensano che la schiavitù, il sequestro, la vendita e lo sfruttamento di persone, suonano come una storia antica ormai passata, eppure la schiavitù esiste ancora, gli oppressi e gli sfruttati sono vicino a noi, solamente sono più nascosti.

La Scrittura Sacra, sebbene legata alla cultura del tempo, ci parla del tema della schiavitù, in particolare della schiava di Filippi narrata negli Atti degli Apostoli (16, 16-24) in cui si racconta che san Paolo incontrò una schiava con uno “spirito di pitone” in grado di predire il futuro. Mentre leggevo questo episodio della vita di san Paolo, ho cercato di capire cosa potrebbe insegnarci sulla tratta di esseri umani.

Secondo la mitologia greca, il dio Apollo uccise l’enorme serpente Pitone a Delfi, in Grecia. Alcune tradizioni affermano che Pitone fosse il figlio della dea Gea (Terra), che aveva un santuario a Delfi. Dopo morte di Pitone per mano di Apollo, nel sito fu preparato un tempio a lui intitolato, che rimpiazzò il precedente santuario di Gea e si appropriò del suo oracolo. Per più di un millennio le persone che desideravano ascoltare le profezie del famoso oracolo di Apollo a Delfi si rivolgevano alla sacerdotessa del tempio di nome “Pizia” (Pitonessa), che si diceva avesse lo spirito del dio.

Si potrebbe restare sorpresi dal fatto che un passo della Sacra Scrittura abbia una relazione con il Pitone della mitologia greca.

L’episodio di san Paolo e della schiava è ambientata a Filippi i cui si racconta che l’apostolo incontra la schiava, di cui non conosciamo il nome, e alla fine la esorcizza dallo “spirito del pitone”. Questa azione, che la priva della sua capacità di predire il futuro, fa arrabbiare i suoi proprietari e fa arrestare Paolo e il suo compagno Sila.

Ma leggiamo il brano:

“Mentre andavamo alla preghiera, venne verso di noi una schiava che aveva uno spirito di divinazione: costei, facendo l’indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni. Ella si mise a seguire Paolo e noi, gridando: «Questi uomini sono servi del Dio altissimo e vi annunciano la via della salvezza». Così fece per molti giorni, finché Paolo, mal sopportando la cosa, si rivolse allo spirito e disse: «In nome di Gesù Cristo ti ordino di uscire da lei». E all’istante lo spirito uscì. Ma i padroni di lei, vedendo che era svanita la speranza del loro guadagno, presero Paolo e Sila e li trascinarono nella piazza principale davanti ai capi della città. Presentandoli ai magistrati dissero: «Questi uomini gettano il disordine nella nostra città; sono Giudei e predicano usanze che a noi Romani non è lecito accogliere né praticare». La folla allora insorse contro di loro e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi. (At 16,16-24)

Sebbene molte Bibbie traducano che la schiava aveva uno “spirito di divinazione”, l’originale greco dice che aveva uno “spirito di pitone” (πνεῦμα πύθωνα). Questo collega la sua capacità di prevedere il futuro a Pitone della mitologia greca e all’oracolo di Delfi.

Nel brano non si dice il nome della schiava, ma solo la sua capacità di predire il futuro. Questo non è inconsueto, perché le persone costrette in schiavitù spesso perdono la dignità del loro nome. Nell’antichità gli schiavi erano individuati dal nome del loro padrone giacché incapaci di annotare il loro cognome o etnia. Senza un nome per riconoscere questa ragazza, è immaginabile che fosse stato meglio conosciuta per la sua attitudine singolare. Alcuni potrebbero averla chiamata “ragazza-pitone”, giacché quello che era importante per i clienti non era il suo nome, ma la sua capacità attribuita a uno “spirito di pitone”.

I suoi padroni sfruttavano la sua capacità di preannunciare il futuro, ma dopo che san Paolo scaccia da lei lo “spirito di pitone”, si racconta che perde i sui poteri. In qualunque modo, oltre a questo e alla rabbia dei suoi padroni per questa perdita, non sappiamo cosa le accade, forse i suoi proprietari avranno iniziato a sfruttarla in altro modo.

La condizione della schiava non è poi tanto differente da quelle imprigionate nella moderna tratta degli schiavi, sfruttate, molto spesso per i loro corpi. Nessun nome, nessuna identità, nessuna dignità. Come la ragazza-pitone di Filippi, sono viste come merci da comprare, vendere e scambiare.

I principi in questo passo biblico possono servire oggi da ammonimento e la sua storia può motivarci nell’aiutare gli altri che sono ancora sfruttati.

Per approfondire l’argomento:

Antonio Calisi

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Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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