Roma, mutilato l’Elefantino del Bernini in piazza della Minerva

elefantino-berniniQuesta sembra essere una triste stagione per il lascito artistico dello scultore Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680) e più in generale per le opere d’arte, prime fra tutte quelle collocate nelle zone terremotate. Poco più di un anno fa, infatti, era stata la Barcaccia, la fontana in piazza di Spagna, ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti, di mano dell’artista seicentesco, a subire un danno da parte dei tifosi della squadra calcistica olandese Feyernoord. Durante la notte del 14 novembre 2016, qualche vandalo ha danneggiato la zanna sinistra dell’Elefantino Obeliscoforo in piazza della Minerva, spezzandone la punta, fortunatamente ritrovata e consegnata ai vigili urbani. Si cercano ora i colpevoli per mezzo delle immagini delle telecamere di sorveglianza dei negozi e palazzi circostanti. L’opera berniniana sarà oggetto di un restauro lampo, necessario per ricucire l’ennesima ferita al patrimonio artistico della Capitale.

Innalzato nel 1667 con la collaborazione dello scultore Ercole Ferrata, noto anche come “Pulcin della Minerva” (pulcino stava nel dialetto dell’epoca per porcino e si riferiva alle dimensioni e forme simili a quelle di un maialetto), regge sul dorso uno dei tredici obelischi antichi che costellano la città di Roma: in particolare si tratta di un pezzo di granito rosa con geroglifici sui quattro lati, risalente al VI sec. a. C. e proveniente da Sais in Egitto, innalzato per volere del faraone Aprie; alto appena m 5,47, rinvenuto integro nel giardino del convento dei domenicani nel 1665, papa Alessandro VII Chigi volle farlo erigere di fronte alla chiesa, motivo per cui numerosi architetti presentarono diversi progetti.  A tutti questi, anche a quello sempre berniniano con un Ercole che avrebbe sorretto il pesante monolite, venne preferito quello dell’Elefante, che possiede più di una valenza simbolica, tuttavia precisata in questo caso grazie all’iscrizione latina sul piedistallo, che indica come “solo una robusta mente può sostenere una solida sapienza“; simbolo dunque della Divina Sapienza, la stessa di cui era pervaso Domenico di Guzmán, il santo fondatore dell’ordine legato alla chiesa di Santa Maria sopra Minerva.

Alla luce degli ultimi avvenimenti, sembrerebbe quasi straordinario come delle opere d’arte, nei secoli passati, fossero pensate per essere esibite in spazi pubblici e trafficati, proprio come una piazza antistante una chiesa. Per quanto la Roma del Seicento fosse affollata e sporca, per quanto allora la cultura non fosse alla portata di tutti, soprattutto degli strati inferiori della società, essa è stata capace di tramandarci dei capolavori incommensurabili, che oggi troppo di frequente sembrano invece necessitare di cancellate e vetri protettivi (se non di vere e proprie copie sostitutive), a scapito del godimento dell’opera d’arte stessa.

 

Claudia Pruner

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