“Ricordare un attimo per non dimenticare una vita” La scienza apre uno spiraglio per i malati di Alzheimer

locandina prima che non ricordiVenerdì 25 alle ore 18.30 presso l’istituto “Luciano Addante” di Suor Francesca Fallacara a Triggiano, è stato presentato il libro “Prima che non ricordi…” di Nicola Colabufo, docente di chimica farmaceutica dell’Università degli studi Aldo Moro, presidente dello Spin-off Universitario Biofordrug srl. Il testo riguarda i risultati dello studio Regionale “Living Labs 2014-2015” riguardo i fattori di rischio Alzheimer nella popolazione pugliese.
Il titolo è tratto dal film “Prima che io dimentichi”, proiettato nel 2008 in una sala cinematografica di Amsterdam. Il protagonista, a seguito di diagnosi precoce di Alzheimer, decide di non voler affrontare la perdita di dignità e di capacità causate da questa patologia. Moglie e figli assecondano questa scelta cercando di godersi gli ultimi momenti di vita prima di procedere all’eutanasia assistita, mentre il medico personale si batte contro questa scelta.
La serata è stata anche l’occasione per dare il via ai lavori di restauro dell’Opera Pia “Luciano Addante”, adibita alla realizzazione del progetto per la costruzione di un centro per la riabilitazione degli ammalati di Alzheimer. Lo spin-off Biofordrug è stato invitato a utilizzare il piano terra del plesso per le attività relative alla diagnosi precoce dell’Alzheimer e del neurosviluppo, in attesa dei lavori di restauro degli spazi del Brain Fallacara Department.
Per delineare in maniera più dettagliata il progetto la serata è stata divisa in due parti. La prima ha analizzato la questione dal punto di vista scientifico, la seconda da quello socio-istituzionale.
In merito alla prima parte è intervenuto il prof. Antonio F. Uricchio, Rettore dell’università degli studi di Bari, la Dott.ssa Loredana Capone, Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia, il dott. Francesco Surico e il dott. Gaetano Grasso di Innovapuglia. Il prof. Nicola A. Colabufo ha presentato la sua ricerca e il suo progetto in collaborazione con la dott.ssa Rosanna Squitti, ricercatrice collaboratrice di Colabufo, dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma.
Il progetto ha riscosso successo, in quanto le locandine affisse nel paese hanno prodotto una quota di donazione volontaria nei confronti di Biofordrug Onlus pari a circa seicento euro e sono pervenuti quasi 500 curriculum, non solo da triggianesi.
Alcuni investitori del nord Italia in ambito farmaceutico hanno deciso di credere nel progetto e investiranno risorse economiche, umane e scientifiche. Inoltre, grazie al sostegno di fondi europei, saranno attrezzati laboratori di ricerca internazionale per la diagnosi e la terapia.
Nella seconda parte della serata sono intervenuti Don Dorino Angelillo, responsabile dell’Opera Pia “Luciano Addante”, il Dott. Vitangelo Dattoli, direttore Generale del Policlinico di Bari, il dott. Vincenzo Denicolò, sindaco del Comune di Triggiano e la dott.ssa Gloria Pellegrino, Food Products R&D, scientific Researh Manager, Lavazza Spa.
Il progetto interesserà l’edificio intitolato a Luciano Addante, di proprietà dell’Opera Pia «Francesca Fallacara». Si prevede che al piano terra dell’edificio risiederà il «Brain Fallacara Department» che mira a diventare un polo di riferimento internazionale per lo studio dell’Alzheimer. Al primo e secondo piano saranno allestiti gli ambienti per l’accoglienza degli anziani adibiti al recupero della memoria in maniera innovativa. Per esempio il grande giardino di palazzo Addante ospiterà la ricostruzione della Triggiano di 40 anni fa con la riproduzione dello stesso tabaccaio, giornalaio, stazione ferroviaria per il recupero cognitivo: i malati di Alzheimer vi potranno circolare liberamente, senza timore di smarrirsi, per ritrovare le coordinate spazio-temporali che la loro mente tende a dimenticare. Il progetto del giardino infatti prevede un’area per la stimolazione spazio-temporale e un’altra per quella sensoriale. Inoltre si prevede di costruire la stanza dell’«orologio» che simula uno scompartimento ferroviario: si apre il finestrino e lo screen di un computer proietta un’immagine del passato personale del paziente che aiuta a recuperare la memoria. Poi la stanza della «narrazione», con il linguaggio del tempo che scorre, e del «cervello navigatore» che consente di recuperare la dimensione della distanza.
Per la permanenza sarà stabilita una retta e gli altri locali della struttura saranno adibiti a «mensa sociale» e un luogo per la sistemazione temporanea dei senza fissa dimora.
E così la scienza si sposa con la religione, con l’accoglienza, con il progresso. Questo sogno che si sta realizzando, non è solo la dimostrazione delle innovazioni che la ricerca può donare, ma è anche la prova della premura che l’uomo riserba nei confronti del proprio prossimo, custodendo la memoria, scrigno di ricordi e della conquista giornaliera del nostro “sentirci” umani.

Martina Ragone

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