Riaprono i musei e de Nittis dov’è?

Riaprono finalmente i musei, quindi abbiamo pensato subito alla mostra di De Nittis al  Palazzo dei Diamanti a Ferrara e ovviamente al nostro amico ed esperto Giovanni Lamacchia.

Gli abbiamo chiesto il suo pensiero al riguardo.

Ancora un evento che ha come protagonista De Nittis. Che ne pensi?

Io ormai da anni mi chiedo – non che ne pensiamo noi – che ne penserebbe De Nittis. Infatti mettere insieme le opere per un esposizione di un autore che ormai già da molto tempo non c’è più (nello specifico da 136 anni) è un’avventura in cui non mi lancerei mai.  Era imitato già dal 1870 (quando aveva 26 anni) e falsificato negli anni successivi, al punto che nel gennaio del 1884 si aprì un’inchiesta a Napoli , dietro sua querela, che gettò luce sui traffico (di un’unica opera vennero censiti 12 falsi). Ma dopo la sua morte il traffico non si è fermato, non solo in Italia, ma anche in Francia. Ricordo di aver letto riserve di giornalisti francesi sull’autenticità di opere in vendita. Altri che raccontavano che qualche mese prima della morte gli avevano segnalato una galleria che esponeva falsi e il mattino dopo si era presentato con due poliziotti.

Oggi lavorare sulla sua opera, la buona volontà e l’onestà non bastano. E’ come camminare su un campo minato.

 In questo giornale, qualche anno fa, ho dimostrato perché alcuni quadri sono falsi, in particolare “La Strada da Brindisi a Barletta” e un pastello con figura di donna in giardino, donato da un francese alla Città di Barletta, dopo essere stata rifiutata dai musei parigini.  Beh!  Si ritrovano pari pari ancora una volta anche in questa esposizione a Ferrara. E non parliamo di capolavori ma di tele che contengono evidenti errori di natura storica e una resa degli effetti atmosferici molto al di sotto delle possibilità del Maestro e anche dei sui imitatori, specie quelli che conoscevano la sua tavolozza. Pare un dettaglio banale ma non lo è, infatti c’erano pittori, e mi viene in mente il Gigante, che nascondevano la tavolozza.

Cosa ti sentiresti di dire allora a chi si occupa da poco di De Nittis e a chi incomincia oggi?

– Direi che il catalogo di Pica non è vangelo. So come si lavora. Come un sacerdote prende la parola dal Vangelo e la declina in una predica, così chi inizia ad occuparsi del De Nittis, parte dal catalogo di Pica, dagli articoli più antichi spesso redatti da invidiosi di cui abbiamo già parlato altre volte, certo poi anche nuove fonti ragguardevoli, ma ormai il quadro storico presenta delle incrinature e anche le più interessanti intuizioni non risollevano la fortuna critica.

E cosa diresti al visitatore di una esposizione?

Non serve accorrere alle esposizioni del De Nittis. Non è lì, o perlomeno non è tutto lì. Continuerò a dirlo, prendendo le distanze da quelli che sostengono i viaggi delle opere (un rischio) perché la vedova ha lasciato un museo al Municipio di Barletta. Un museo in cui ho passato centinaia di ore e che mi ha consentito una preparazione non comune. Senza quel tesoro non saprei che pensare del De Nittis e non comprenderei il suo successo, e non saprei distinguere un autentico da un falso. Infatti quando studiavo al liceo pensavo che fosse un minore guardando l’unica tavola riportata nel testo di Storia dell’Arte (recentemente ho scoperto che ne esistono due con varianti che si rivelano ad un accurato raffronto, ma catalogate come se si trattasse di una sola opera)

Chi avrebbe mai il coraggio di presentare l’opera del De Nittis senza i capolavori principali conservati a Barletta? Nessuno, penso. E che sapore avrebbe un evento senza questi. E’ facile intuirlo: ognuno può eliminarli mentalmente, o virtualmente con i tanti strumenti di cui disponiamo oggi, e osservare che ne resta.

Dall’esposizione alla Biennale di Venezia del 1914 agli eventi di questi ultimi decenni, l’inserimento dei capolavori di Barletta si ritrova ovviamente confermata. Lo si può verificare confrontando il monte di immagini che ormai troviamo riversato in buona parte nel web.

Come ne esce allora un appassionato del De Nittis da questa ‘trappola’? Coma potrà farsi un’idea di questo artista?

–  Non se la farà. Se non con l’immaginazione, con l’approssimazione, con la sua stessa fantasia. E l’idea sarà tanto più vicina quanto più il visitatore sarà colto e critico.

Beninteso che occorre un lungo lavoro per ricostruire il percorso dell’Artista. Ancora oggi, dopo 37 anni, continuo a cercare documenti, a mettere sù riflessioni su riflessioni, e la mia idea del De Nittis si è raffinata.  Mi ritengo un privilegiato, ma spero di avere il tempo di scrivere questo mio personale viaggio alla scoperta del De Nittis autentico.

Antonio Calisi

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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