Quanto vale il cibo che ogni giorno sprechiamo? e i costi ambientali?

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Quanto vale il cibo che ogni giorno sprechiamo?  Una domanda semplice con una risposta sorprendente: 1000 miliardi di dollari all’anno in tutto il mondo.

E in Italia? Ben 13 miliardi di Euro, l’equivalente del 1% del Pil. Esistono poi i cosiddetti costi nascosti, quelli relativi alla produzione del cibo che gettiamo via, in particolare quelli legati all’acqua e all’impatto ambientale.

Questi numeri non sono frutto di un sondaggio, ma di un calcolo scientifico basato sull’effettivo spreco dei cittadini attraverso il controllo di quanto viene quotidianamente gettato nei cassonetti dell’organico.

Oggi a Roma è stata presentata la campagna Spreco Zero promossa dall’Università di Bologna (Distal) e da Last Minute Market con il Ministero dell’Ambiente, nell’ambito del nuovo progetto Reduce 2016 – 2017, con la partnership di UniCredit e un pool di aziende dell’agroalimentare italiano e del packaging nazionale.

Attraverso la campagna Spreco Zero si intende celebrare il World Food Day 2016, la Giornata mondiale dell’alimentazione prevista per  il 16 ottobre.

Stando alle statistiche un terzo della produzione mondiale di cibo finisce nella spazzatura. Questo significa che un terzo dell’energia e delle risorse consumate per la produzione di quel cibo non sono servite a nulla, sono andate sprecate anch’esse. Dall’aratura dei campi alla loro fertilizzazione, dalla semina all’irrigazione, dalla raccolta alla distribuzione. Tempo, risorse, denaro e impatto ambientale… tutto sprecato! Un costo ambientale altissimo a causa di processi di produzione che generano significative emissioni di anidride carbonica, metano e protossido di azoto. Un’emissione di gas serra paragonabile a quello della Cina e degli Stati Uniti.

L’acqua sprecata è stimata in 250 chilometri cubici all’anno, più della portata annuale del Danubio. Gli effetti sul riscaldamento globale della terra sono disastrosi. Lo spreco, inoltre, provoca un aumento dei processi di filtrazione dei nitrati nelle falde acquifere sotterranee e nei corsi d’acqua. Questo produce la morte di intere zone costiere con inevitabile aumento dell’erosione, la riduzione delle biodiversità e il proliferare di batteri resistenti agli antibiotici.

Ridurre lo spreco alimentare, dunque, non è un impegno voluttuario dei fanatici delle questioni sociali e dell’ambiente, ma una vera e propria priorità delle agende politiche di tutti i paesi del mondo e più in generale di tutti i cittadini della terra che hanno ancora la “fortuna” (si fa per dire)  di non vivere la fame come un problema.

Antonio Curci

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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