«Quando i coccodrilli voleranno…». Sul collezionismo religioso, tra mostri e meraviglie

415Chi raccoglie preziosi francobolli, chi tappezza il proprio frigorifero di calamite colorate, chi allestiva una vetrina di animaletti di cristallo, chi invece da bambino metteva su un teatrino di piccoli personaggi vinti negli ovetti Kinder, o semplicemente riempiva un album di figurine di calciatori. L’impulso al collezionare è vivace in un bambino, un gioco che viaggia tra una meravigliata e meravigliosa fantasia e l’arte. Collezionare è una pratica che accompagna l’uomo lungo tutta la sua vita, oggi come in antichità, quando piuttosto si collezionavano ossa e pellicce di animali sconfitti in qualche feroce e sanguinosa lotta; tra gli animali, la gazza ladra è attratta dagli oggetti luccicanti. Il mondo intero è il più grande museo e il più grande collezionista Dio stesso, che ordinò a Noè di costruire un museo di storia naturale, l’Arca.
I musei contemporanei e prima ancora quelli moderni, preceduti dalle Gallerie dei nobili di tutta Europa, dalle antichità dei Romani e dei Greci, dai tesori dei faraoni egizi e via dicendo, sono tutti tappe di una storia che testimonia l’entità universale, di tempo e spazio, della curiosità ed interessi di vario genere che è alla base di ogni collezione.
Si parlava di un collezionismo divino, che ben introduce ad un discorso sul collezionismo religioso. La religione cristiana – sul modello dei Romani, che decoravano i loro spazi pubblici e privati di ricchezze saccheggiate ai popoli vinti – inserisce subito nei propri santuari elementi nobilitanti come capitelli e colonne antichi, statue e bassorilievi, così come oggetti di oreficeria e arredi preziosi, il tutto volto a scatenare la meraviglia dello spettatore e del fedele. La religione cristiana colleziona anche reliquie di santi e martiri, frammenti della Vera Croce (che se riuniti ne ricostruirebbero più d’una), tutti oggetti che fondano il prestigio di chiese e santuari. Tra i reperti antichi, le reliquie, le nuove decorazioni scultoree od affreschi e quadri d’altare, trovano posto anche meraviglie, sia reinventate in nuove forme – un uovo di struzzo può essere tagliato per ricavarne un calice – sia poste in posizioni preminenti. E’ quest’ultimo il caso di ossa preistoriche o di una costola di balena (creduta quella di Giona), appesa nella chiesa di Halberstadt in Germania, dove si trova anche un’ascia preistorica creduta una concretizzazione del fulmine e in grado di combattere la siccità; e poi ancora coralli, uova di struzzo, denti giganteschi e corna d’unicorno, o artigli di grifoni e animali fantastici che alimentano la gioia del lasciarsi stupire e sorprendere dal diverso e dall’inusuale. A Mantova presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie da circa 500 anni rimane sospeso sulle teste dei visitatori un coccodrillo imbalsamato, che ai suoi tempi infestava il lago della città vicina e fu poi alloggiato nella chiesa come simbolo di scampato pericolo nonché ammonimento per il fedele al porre un freno al male incarnato dall’animale. Un mostro in piena regola allora, sia nell’accezione odierna di soggetto che genera spavento e sia in quella antica di monstrum latino ovvero “monito” e “segno divino”, una rarità che ha scatenato l’interesse dell’uomo, estetico e morale, ed ha legittimato il suo ingresso dove meno ci si aspetterebbe di trovarlo (soprattutto sospeso nell’aria).

 

Claudia Pruner

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