Premi Oscar 2017 con sorpresa. Errore nella busta e Moonlight miglior film

L’89esima edizione degli Oscar sarà ricordata per un errore che è arrivato nel finale che in uno show televisivo non è mai stato così grande. È stata una serata memorabile, surreale è dir poco, una di quelle che se l’avesse scritta il migliore degli autori, non sarebbe mai riuscita così bene. La serata aveva avuto un inizio dance con Justin Timberlake che si è esibito con Can’t stop the feeling, facendo scatenare tutto il pubblico del Dolby Theatre di Los Angeles, con le battute del presentatore – che ha riservato buona parte del monologo iniziale al presidente americano Donald Trump citando “la sopravvalutata Meryl Streep”, salutata dall’intera sala con una lunga standing ovation. Ma il bello doveva ancora venire.

Poco dopo le sei del mattino, orario italiano, salgono sul palco Warren Beatty e Faye Dunaway, i protagonisti di Bonnie&Clyde, per celebrare i cinquant’anni di uno dei film più popolari della storia di Hollywood. Ai due attori viene consegna la busta che contiene il nome del vincitore della categoria più importante, il Miglior Film.  È Beatty ad annunciare la vittoria di La La Land, il musical di Damien Chazelle che per questa edizione ha ricevuto quattordici candidature, diventate poi sei statuette. Seguono applausi e lacrime con l’intero cast sul palco e i produttori che ringraziano con tanto di Oscar in mano. Stiamo per andare a dormire e spegnere la tv, ma all’improvviso, colpo di scena. C’è qualcuno sul palco che segnala l’errore. Incredibile, ma vero, il vincitore non è il film di Chazelle, ma Moonlight di Barry Jenkins. Come è stato possibile? Warren Beatty ha ricevuto la busta sbagliata. Quella precedente, con l’annuncio della migliore attrice sulla quale c’era scritto “Emma Stone, La La Land“. A confermare il tutto, il presentatore della serata, Jimmy Kimmel, che mostra la busta giusta con il nome del vero vincitore, e saluta il pubblico dicendo che sapeva che “avrebbe rovinato il tutto prima della fine”. Promette tra lo stupore generale di “non tornare mai più”.

Niente Oscar invece per Fuocoammare, il meraviglioso toccante documentario di Gianfranco Rosi che lo scorso anno conquistò l’Orso d’Oro al Festival di Berlino. Un film diventato un successo internazionale che ha fatto conoscere al mondo gli sbarchi di Lampedusa e lo straordinario lavoro di Pietro Bartolo, il medico che da oltre venticinque anni accoglie i migranti “nell’isola degli sbarchi” vivendo in prima persona quella che è stata definita la più grande emergenza umanitaria del nostro tempo. L’Italia può però ritenersi soddisfatta, perché è riuscita ad assicurarsi l’ambita statuetta per l’hair & make up: a vincerla, assieme a Christopher Nelson, Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini per il blockbuster Suicide Squad. “Sono un italiano, sono un emigrante e lo dedico a tutti gli emigranti come me”, ha detto Bertolazzi nel suo discorso di ringraziamento.

Dopo le polemiche dello scorso anno sugli Oscar troppo bianchi, la rivincita per gli attori afro-americani è arrivata. Vincono Mahershala Ali per Moonlight (oltre al Miglior Film) e Viola Davis, migliore attrice non protagonista per “Barriere”. Toccanti le parole della Davis: “La nostra è l’unica professione che può celebrare il significato della vita vissuta”.

Ilaria Sinopoli

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