Personaggi illustri di Bari: Mauro Amoruso Manzari

Per conoscere Bari e la sua storia attraverso i personaggi che hanno dato lustro alla città

chiesa di San Giuseppe (copia)Mauro Amoruso-Manzari (Bari, 29 ottobre 1872 – Bari, 9 maggio 1935). Laureatosi in ingegneria presso il Politecnico di Torino, frequentò contemporaneamente il laboratorio di economia politica. Attratto dai complessi e urgenti problemi sociali, collaborò con studi di carattere tecnicoeconomico a La Rassegna Sociale, diretta da F. S. Nitti, a Ingegneria Sanitaria e ad altri periodici di Torino. Pubblicò varie opere, tra cui: Il Porto di Bari (Trani 1901); Il Vagone Ferroviario (1903); Case e Città operaie (con prefaz. di L. Einaudi, Torino 1903), nel quale affrontò con passione e competenza il problema delle case operaie.

Rientrato a Bari per dedicarsi all’esercizio della sua professione fondò, con l’ing. Michele De Vincentis, l’Istituto delle Case Popolari di Bari, del quale assunse la presidenza sino al 1924. La pratica attuazione dei suoi studi si concretò, sui suoi stessi piani, nel lotto di case che sorge fra corso Sonnino e il Lungomare. Dal 1909 al 1932 fu assessore ai Lavori Pubblici al comune, e rivestì la carica di prosindaco dal 1911 al 1913 e dal 1922 al 1923. In tale veste si occupò dei maggiori problemi cittadini; suo fu il progetto, in seguito attuato con minore ampiezza per ridurne la spesa, del lungomare Nazario Sauro e di un piano regolatore della città di Bari; pure suo lo studio e l’attuazione degli allacciamenti ferroviari con il porto di Bari.

Urbanista, ingegnere, architetto legò il suo nome alle prime applicazioni del cemento armato a Bari, ai rifacimenti in sito con rinforzi ed iniezioni di cemento, al restauro di monumenti, al concorso per il risanamento degli afflussi alluvionali. Moltissimi gli edifici di abitazione civile progettati e diretti nelle principali vie cittadine; diverse le cappelle gentilizie nel cimitero monumentale; si ricordano, fra le altre costruzioni: il palazzo Scattarelli, il palazzo Barattelli, il palazzo Sbisà, il palazzo Lamacchia, l’albergo Miramare, la nuova sede dell’istituto industriale, le cappelle Manzari e Lamacchia e la chiesa di San Giuseppe.

Altra lunga proficua opera svolse in favore dei giovani figli di operai, da lui avviati verso una migliore preparazione tecnica e morale nell’istituto industriale Umberto I, di cui fu direttore per circa venticinque anni. Fu nominato per un triennio membro del Consiglio superiore dell’industria e commercio.

Morì a Bari il 9 maggio 1935.

Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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