Perché l’intelligenza artificiale non ha saputo produrre un Harry Potter sensato?

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Max Deutsch, fanatico delle avventure di Harry Potter, ha avuto l’idea originale di affidare ad un computer la creazione dell’ottava parte della saga. Ma il pc ha prodotto un testo incoerente, distruggendo ogni speranza di riuscita.

In pratica, si è cercato di ricreare il ragionamento umano tramite il programma Long Short Term Memory. Innanzitutto il neural network ha ricevuto e “letto” i primi quattro tomi della saga e si è rivelato molto efficiente nell’acquisizione del ritmo e dello stile del testo. Se la fase mnemonica ha avuto successo, la fase di redazione è stata invece un disastro. Infatti, oltre alla confusione dei personaggi, il programma ha prodotto delle frasi totalmente insensate, degne dei peggiori dispositivi di traduzione automatica.

Inoltre, gli scritti della Rowling sono stati sottoposti ad algoritmi di analisi testuale anche altre volte in passato: fu grazie a questi che venne riconosciuta la Rowling sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith usato per il romanzo The Cuckoo’s Calling.

Invece, il lavoro di Max Deutsch, anche se non rigoroso e logico, si è spinto al di là dell’analisi del testo, nel campo della generazione di parole e nella creatività. E la creatività è già difficile da spiegare e dimostrare quando riferita all’uomo, immaginiamo allora se riferita ad un algoritmo.

Ma questo fiasco non può che rincuorare i fan della Rowling che forse ritornerà sulla sua decisione di fermarsi al settimo tomo. Di fatti, ha già iniziato a chiedere a Jack Thorne di adattare una delle sue storie inedite al teatro.

Ecco il link che permette di leggere e valutare il tentativo di Deutsch:

https://medium.com/deep-writing/harry-potter-written-by-artificial-intelligence-8a9431803da6#.9w5sja7sl

 

Giulia Cataneo

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