Papa Francesco in Kenya: giovani non cedete alla corruzione, al tribalismo e alla seduzione del radicalismo

 

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Papa Francesco abbraccia i giovani del Kenia nello stadio Kasarani fra canti, balli e colori. Nel deserto della povertà che si annida fra le baracche di Kangemi, laddove i diritti umani vengono ogni giorno calpestati, Francesco porta una parola di speranza e quella gioia in grado di scongelare anche il cuore del presidente Kenyatta, di sua moglie e del capo della comunità islamica che insieme ai giovani presenti improvvisano un “trenino” a tempo di musica che lascia piacevolmente stupiti gli osservatori di mezzo mondo.

E’ forte la denuncia di due giovani africani che, saliti sul palco, puntano il dito contro le vere piaghe sociali del Paese: corruzione, tribalismo e la seduzione del radicalismo che affascina i giovani. Chiedono a Papa Francesco come combattere questi mali.

 

La risposta del Papa è stata immediata. Accantonando il discorso preparato, a braccio dice: “Il tribalismo si vince soltanto con l’ascolto, con il cuore e con la mano. Con le orecchie: qual è la tua cultura? Perché sei così? Perché la tua tribù ha questa abitudine, questo uso? La tua tribù si sente superiore o inferiore? Con il cuore: una volta che ho ascoltato con le orecchie la risposta, apro il mio cuore e tendo la mano per continuare il dialogo. Se voi non dialogate e non vi ascoltate fra di voi, allora ci sarà sempre il tribalismo, che è come un tarlo che corrode la società”.

E’ dura la condanna di Papa Francesco alla corruzione che dilaga nel Paese. Il Santo Padre si rivolge ai giovani che ancora possono salvarsi dal questo cancro: “Questo non soltanto nella politica, ma in tutte le istituzioni, incluso in Vaticano ci sono casi di corruzione. La corruzione è qualcosa che ci entra dentro. E’ come lo zucchero: è dolce, ci piace, è facile e poi? Finiamo male! Facciamo una brutta fine! Invece di tanto zucchero facile, finiamo diabetici e anche il nostro Paese finisce di ammalarsi di diabete… Ogni volta che accettiamo una ‘bustarella’, una tangente; ogni volta che accettiamo una ‘bustarella’ e ce la mettiamo in tasca, distruggiamo il nostro cuore, distruggiamo la nostra personalità e distruggiamo la nostra patria (…) Ragazzi e ragazze, la corruzione non è un cammino di vita: è un cammino di morte!”.

Contro il radicalismo, papa Francesco non ha esitazioni,  le uniche soluzioni sono l’istruzione e il lavoro:  “La prima cosa che dobbiamo fare per evitare che un giovane sia reclutato o che cerchi di farsi reclutare è istruzione e lavoro. Se un giovane non ha lavoro, che futuro lo attende? Da lì entra l’idea di lasciarsi reclutare. Se un giovane non ha possibilità di ricevere una educazione, anche un’educazione di emergenza, di piccoli incarichi, che cosa può fare? Lì c’è il pericolo! E’ un pericolo sociale, che va al di là di noi, anche al di là del Paese, perché dipende da un sistema internazionale, che è ingiusto, che ha al centro dell’economia non la persona, ma il dio denaro”.

 

Particolare attenzione il Papa ha poi riservato alla famiglia, luogo d’amore e invita tutti, soprattutto i giovani, a imparare a fare agli altri quello che talvolta non si è ricevuto: “Difendete la famiglia! Difendetela sempre. Ovunque non solo ci sono bambini abbandonati, ma anche anziani abbandonati, che stanno lì senza che nessuno li visiti, senza nessuno che voglia loro bene (…) Se voi non avete ricevuto comprensione, siate comprensivi con gli altri. Se voi non avete ricevuto amore, amate gli altri. Se voi avete sentito il dolore della solitudine, avvicinatevi a quelli che sono soli. La carne si cura con la carne! E Dio si è fatto carne per curarci. Facciamo anche noi lo stesso con gli altri”.

Papa Francesco si è congedato dai suoi giovani ricordando “l’unico difetto di Dio”: “Non può smettere di essere Padre”.

Antonio Curci

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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