Onorificenze per l’impegno civile: premiati quaranta eroi italiani

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«L’onorificenza è un ulteriore stimolo a proseguire con tenacia sulla strada del bene incondizionato verso individui di ogni età, sesso, razza e religione.  C’è ancora tanto da fare e per farlo c’è bisogno dell’aiuto di tutti»
Professor Alessandro Frigiola, uno dei quaranta eroi del nostro tempo

Ieri 2 febbraio 2017 il capo dello Stato Sergio Mattarella, in diretta dal Palazzo del Quirinale, ha dato luce ad una giornata fuori dal comune, tutta votata al riconoscimento dei meriti di molti cittadini italiani. Si è trattato di un momento di puro sodalizio: la popolazione italiana ha assistito, in diretta o tramite il filtro televisivo, all’incarnazione dei valori della Repubblica grazie alle storie di tanti eroi della quotidianità, uomini e donne comuni ma grandi nello spirito.

I protagonisti di questa lieta giornata sono stati scelti dal Presidente della Repubblica in modalità motu proprio, fuori cioè dalle tradizionali assegnazioni previste, proprio a sottolineare la straordinarietà dell’evento. Nell’ottobre del 2015 Mattarella scelse diciotto casi meritevoli, quest’anno sono più del doppio: ben quaranta onorificenze, senza alcun limite di età, vocazione o ambito professionale. Sono tutti animati dalla stessa straordinaria solidarietà, nutrita di grande impegno civico.

Si va dalla novantenne Emma Alatri, dirigente della comunità ebraica di Roma e portavoce della lotta per la libertà a fronte degli orrori dell’odio razziale, al diciottenne Francesco Morelli che ha salvato otto persone tra le macerie di Pescara del Tronto pochi minuti dopo il terremoto, passando per l’eroismo dei “battaglieri delle mafie” (ne sono esempi il presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci e il giornalista Michele Albanese). Ma la lista è lunga, variegata e molto fitta. Accanto a loro sfilano altri casi significativi di dedizione al bene comune: medici, operatori e volontari del settore sociosanitario, ma anche a imprenditori e direttori d’orchestra che incentivano l’inclusione delle persone disabili, Cavalieri, ufficiali o commendatori, difensori degli immigrati e individui che non si arrendono al corso del destino ma si oppongono anche alla malattia.

Esempi, questi, di un’Italia che resiste, che tende la mano all’altro e non solo nei momenti più drammatici.
Un’ Italia forte, pronta a battersi per il prossimo, ancor più se escluso, straniero, malato.
Un’ Italia che non ha paura di sporcarsi le mani, che rischia per difendere la vita in tutte le sue forme.
Un’ Italia che fa molto più del proprio dovere, perché protegge il bene comune dalla violenza, dall’ignoranza e dal pregiudizio.
Quest’Italia troppo spesso sminuita, umiliata, ridicolizzata e vessata, nella giornata di ieri, è riuscita a scardinare la propria patina di grigiore puntando i riflettori verso dei veri e propri campioni di eroismo.

Francesca Rotondo

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