Mons. Galantino (Cei): “Je ne suis pas Charlie” se si confonde libertà e satira con volgarità

Il segretario generale della Cei ha commentato l’invito del Papa a non provocare e insultare la fede degli altri

galantino-bergolgioLo ripetiamo, nulla può giustificare episodi di violenza, ma tutti coloro che all’indomani della strage di Parigi, mossi anche dall’emotività suscitata dalle drammatiche immagini diffuse dai media, hanno invocato e confuso la libertà d’espressione con il diritto di offendere i sentimenti religiosi altrui, oggi qualche riflessione la dovrebbero necessariamente fare.

Su questo è intervenuto anche Papa Francesco che ha dichiarato: “Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri”. La convivenza civile e l’integrazione dei popoli passa necessariamente dall’accettazione delle tradizioni, delle culture e delle forme di religiosità espresse dai singoli individui.

Oggi è intervenuto anche Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, dichiarando che “dietro quell’affermazione di Papa Francesco c’è una cultura che non semplifica ciò che è complesso”. “Ed io condivido questo, – afferma il Capo della Conferenza Episcopale Italiana – cioè Je suis Charlie perché quello che è avvenuto è certamente un fatto inaudito, crudele. Je suis Charlie perché la libertà è davvero un valore non negoziabile da nessuna parte. Je ne suis pas Charlie – ha però precisato – quando si confonde la sacrosanta libertà con l’auspicabile satira e con l’insopportabile volgarità. Sul vocabolario italiano la parola libertà, satira e volgarità stanno su pagine diverse. Questo deve pur significare qualcosa. In nessun dizionario dei sinonimi queste tre parole sono la stessa cosa. Mi pare che il Papa abbia messo in evidenzia un fatto: la sensibilità delle persone a qualsiasi livello – ha concluso Galantino – è una sensibilità che non può essere ignorata”.

Non sono pochi i cosiddetti laici che, invocando una presunta laicità dello Stato, si scandalizzano per un crocifisso appeso alla parete di un’aula scolastica che, a loro dire, offenderebbe i sentimenti religiosi dei non cristiani. Quegli stessi laici, però, oggi non si scandalizzano davanti a vignette volgari e offensive che veramente offendono i sentimenti religiosi di tutti. La libertà, quella vera, è il diritto-dovere di poter partecipare attivamente alla costruzione di un mondo più giusto, attraverso la necessaria accoglienza di chi, per cultura e tradizione, è diverso da noi. Un uomo libero non prevarica e ridicolizza i sentimenti più profondi dell’altro, ma, al contrario, è autenticamente aperto al confronto e all’arricchimento personale che può derivare dalla convivenza delle differenze.

In questo, ancora una volta, Papa Francesco sta facendo scuola.

Antonio Curci

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Direttore Responsabile

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