Messico, il Tempio di Quechula che riemerge dalle acque

Quechula facciataAl giorno d’oggi si è certamente più abituati a sentire di scavi archeologici, durante i quali dal fango e dalla polvere vengono recuperati le più varie testimonianze della storia dell’uomo. Talvolta capita invece che i tesori più incredibili risorgano non dalla terra, bensì dall’acqua. Questo è quanto è avvenuto negli ultimi giorni in Messico, nello stato del Chiapas, dove per la forte siccità si è abbassato il livello del fiume Grijalva, che alimenta la diga Nezahualcoyotl, facendo calare così anche il livello dell’acqua del bacino di 25 m: qui è riemerso il Tempio di Santiago, conosciuto anche come Tempio di Quechula, costruito nella metà del XVI secolo.
La chiesa è particolarmente importante poiché è situata sulla via maestra del Chiapas, realizzata dai conquistadores spagnoli e rimasta in uso fino al XX secolo. L’edificio ha dimensioni imponenti, essendo lungo 61 metri, largo 14 m e alto 10 m, mentre il campanile raggiunge i 16 metri. L’architetto che già negli anni ’60 del Novecento si era occupato dei resti sommersi, Carlos Navarrete, sosteneva che la chiesa fu “eretta con l’idea che sarebbe stata il centro di un’area vastamente popolata”, ma ciò non si verificò mai nella pratica; forse l’edificio sacro non ebbe mai nemmeno un proprio prete, usufruendo piuttosto di quelli del vicino convento di Tecpatán, fondato nel 1564 e probabilmente casa Quechula bacinodel gruppo di monaci che, secondo Navarrete, per stringenti somiglianze architettoniche, potrebbe aver costruito la stessa chiesa. “Di quel tempo troviamo ancora il coro ligneo e le travi, nonché un grande ossario dei caduti che fu usato durante la peste che spopolò la zona”, ha detto Navarrete.
Effettivamente già nel 2002 si era abbassato il livello dell’acqua della zona, tanto da permettere di passeggiare dentro la chiesa. Oggi sono i pescatori del posto che conducono sulle loro barche i più curiosi, avvicinandoli così ad ammirare l’incredibile architettura rimasta abbandonata già dalla fine del XVIII secolo.

 

Claudia Pruner

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