Manhattan: un classico cinematografico firmato Woody Allen

Il film “Manhattan” è stato  diretto nel 1979 da Allen e scritto da lui e Marshall Brickman.
Secondo quanto lo stesso Allen affermò, l’idea per “Manhattan” gli venne dalla musica di George Gershwin (1898-1937), iniziatore del musical statunitense, compositore, pianista e direttore d’orchestra:  la sua opera abbracciò musica colta e jazz; egli compose infatti la musica sia per Broadway sia per le sale da concerto europee, così come per il grande pubblico.
Allen espresse al direttore della fotografia Gordon Willis il desiderio di realizzare un film in bianco e nero, su schermo panoramico, in modo da rendere la città di New York, o forse più i suoi ricordi infantili della stessa, protagonisti del film. Come lo stesso Allen affermò in merito a questo film: «Forse è una reminiscenza di vecchie fotografie, film, libri e tutto quel genere di cose. Ma è così che mi ricordo New York». Il suo obiettivo era mostrare “l’oscuro splendore” della città: risultato alla fine secondo Allen raggiunto perchè, guardata sul grande schermo, essa è risultata effettivamente “veramente decadente”.

Il protagonista Isaac Davis, interpretato da Allen stesso, è un autore televisivo di 42 anni che abita a Manhattan e ha appena divorziato dalla sua seconda moglie, Jill (Meryl Streep), che l’ha lasciato per un’altra donna. Jill si diletta ora a scrivere un libro incentrato sul suo matrimonio fallimentare e quindi su tutti i “talloni d’Achille” dell’ex marito Isaac, tratteggiato in un modo talmente tanto irriverente da essere a dir poco caricaturale. Il bello è che Isaac si infuria – nei limiti del possibile, considerato il suo problema nell’esternazione dell’ira- non solo per una mera questione di difesa della propria dignità, ma anche e soprattutto perchè in un certo senso coglie come i toni caricaturali con i quali è dipinto gli facciano effetto proprio nella misura in cui non guadagnano il giusto distacco da lui in modo da esasperarne i caratteri comportamentali più buffi, ma gli restano come incollati addosso; in questo modo Isaac sembra dunque cogliere come non sia semplicemente presentata la sua caricatura, ma lui come caricatura di se stesso.
Nel frattempo Jill cerca di superare la sua crisi di mezza età frequentando una ragazza di 17 anni, Tracy (Mariel Hemingway), in una relazione che egli vive lasciando che essa si autoconsumi in ogni momento: è infatti convinto che sia destinata ad essere breve, considerata la notevole differenza d’età tra lui e la ragazza.
Il suo migliore amico, Yale, sta attraversando un periodo difficile perché, pur essendo sposato con Emily, si è affezionato a un’altra donna, una giornalista divorziata di nome Mary (Diane Keaton). Isaac la incontra a una mostra fotografica e ne ricava una prima impressione di donna troppo sofisticata e saccente: la vita, però, lo sorprenderà.
Come tutte le pellicole alleniane, anche questa segue lo schema circolare di perenne ritorno delle storie d’amore su loro stesse, quasi che nelle loro goffe interruzioni sia già in qualche modo precontenuto il loro ritorno.
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