Il malessere giovanile: l’assenza di un sogno

telemaco“Se quello che i mortali desiderano, potesse avverarsi, per prima cosa vorrei il ritorno del padre”: è Telemaco, il figlio di Ulisse a parlare così nell’Odissea. In quest’opera, una delle più alte narrazioni dell’umanità, Telemaco rivela l’infinita angoscia che prova un figlio senza padre.

Un uomo senza “padre” è un personaggio privo di certezze e orientamenti. Nel mito di Edipo, (seguendo l’interpretazione classica data da Freud, che ha eletto alcune figure mitologiche a personaggi-paradigmi del teatro dell’inconscio) per esempio, il padre rappresenta la tradizione rigida, che ripete se stessa per un desiderio di auto-conservazione.

Con l’Illuminismo questa autorità è messa in discussione.

Il “padre” si costituisce come figura autoritaria, “padre e padrone”; una figura che deve essere sacrificata per il raggiungimento della libertà. Il padre è colui che non permette l’emancipazione. La formazione dei giovani nella società contraddistinta dal complesso di Edipo, secondo lo psicanalista Massimo Recalcati,  è concepita come “un raddrizzamento morale e autoritario delle storture individuali e il pensiero critico è visto come insubordinazione illegittima all’uniformità identitaria”. In questa società il padre è temuto, amato, ma anche “mortalmente contrastato”. Il padre costituisce il limite che non permette la fratellanza tra gli uomini. In questa presa di coscienza avviene l’assassinio collettivo del padre. L’uomo diviene costruttore del proprio destino, libero dalla tradizione, finalmente capace di costruire il proprio futuro, partendo da se stesso. E’ il mito della “società senza padri” che prende pienamente forma. Basta con i rapporti verticali e oppressivi, solo rapporti orizzontali, reciproci e paritari!

Da Edipo a Narciso

L’uccisione del padre però non ha prodotto, come si sperava, una società più libera, più fraterna, più solidale, ma, sempre per citare Recalcati, ha aperto l’uomo all’esperienza di un altro grande mito dell’antichità: Narciso. In questo tipo di realtà i genitori, che ormai hanno perso l’autorità, si alleano con i figli e disattivano qualsivoglia funzione educativa. “Si sentono [i genitori] impegnati ad abbattere gli ostacoli che mettono alla prova i propri figli per garantire loro un successo nella vita senza traumi”. “L’evaporazione del padre”, come la definisce J. Lacan, è relativa all’assenza della funzione educativa del genitore maschio e del suo ruolo di testimone. Non c’è più l’assassinio del padre da parte del figlio, e quindi ribellione, contestazione, critica, ma la difficoltà dei padri a essere padri.

Ma allora tutto è perduto? per i giovani di oggi non c’è più alcuna speranza? è possibile che i giovani di oggi siano destinati a vivere in un narcisismo incapace di dare senso alla propria esistenza?

Il viaggio di Telemaco

Qui torna il nostro eroe ricordato all’inizio: Telemaco. La sua preghiera è carica di nostalgia, una profonda nostalgia che investe l’uomo ontologicamente. E’ nostalgia, è un dolore acuto di chi cerca il senso ultimo della propria vita, desiderio di ritornare ad aver parte della realtà della figliolanza ormai sottratta. Gli effetti della perdita del padre sono la perdita del senso della vita, la solitudine, la precarietà dell’esistenza, ma, dal quel senso di abbandono, che Telemaco avvertiva così grave, sorge la nostalgia di un “padre” capace di plasmare persone degne, libere e responsabili. Nostalgia che non è puramente invocativa, ma attiva, propositiva e costruttiva. Certo i nostri giovani Telemaco, afferma Recalcati, sono molto diversi dal giovane di Itaca, “non ereditano un Regno, ma ”un corpo morto, una terra sfiancata, una economia impazzita, un indebitamento illimitato, la mancanza di lavoro e di orizzonte vitale. I nostri figli sono esausti”. Essi sono i figli della crisi, della precarietà e dell’individualismo, ma proprio per questo hanno un’impellente richiesta di senso, una nostalgia che è sete struggente di ereditare la testimonianza del padre. Telemaco è il modo corretto di ereditare l’assenza paterna. Egli “salta il fossato di quell’assenza, si mette in moto, compie un viaggio sulle orme del padre assente”. L’eredità paterna consiste nella trasmissione di un desiderio, di una testimonianza attraverso la parola, di libertà autentica, perché necessariamente legata alla responsabilità. Tale eredità è priva di garanzia; “è una ripresa in avanti di ciò che siamo sempre stati, è, come direbbe Kierkegaard, “un retrocedere avanzando””. L’eredità è trasmissione di un sogno. “Il malessere attuale della giovinezza, scrive Recalcati, non risiede nell’opposizione tra sogno e realtà, ma nell’assenza di sogno”.

Maria Raspatelli

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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