Lodi 2016. La Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri

È prevista per il prossimo autunno l’inaugurazione della Cattedrale Vegetale di Lodi, allestita sul progetto originale di Giuliano Mauri (1938-2009), che l’artista recentemente scomparso aveva ideato per la sua città.

Dopo la prima realizzata nel 2001, ma ideata già negli anni Ottanta presso Arte Sella (Trento), seguita poi da quella nel Parco delle Orobie (Bergamo) portata a termine dopo la morte dell’artista, avrà luogo la terza installazione ambientale con la Cattedrale Vegetale di Lodi, sotto la direzione artistica dei figli di Mauri, in un progetto curato da Francesca Regorda, con il controllo del Comune di Lodi con l’Assessore all’Ambiente.

Sulla riva sinistra del fiume Adda, nell’Area “Ex Sicc”, si colloca questo nuovo punto d’incontro tra Uomo e Natura. La monumentale costruzione stavolta in alberi di quercia (di carpino quella in Arte Sella, di faggi nel bergamasco) occuperà un’area di 1.618 mq e sarà alta 18 m, lunga 72 m e larga 22,48 m, e sarà costituita di 108 colonne per un pari numero di querce. Attraverso l’antica arte dell’intreccio, mediante l’uso di legno flessibile, picchetti, chiodi e corde, Giuliano Mauri costruiva le sue ingabbiature vegetali destinate ad “educare” la crescita delle piante; le gabbie dureranno per due o tre decenni, dopo i quali marciranno e cederanno, lasciando sì che gli alberi si liberino nella loro forma autentica forti e traspiranti per l’eternità.

L’arte e l’eredità di Giuliano Mauri non implica solo una riflessione sul territorio, che invita non all’opposizione ma all’integrazione umana al ciclo di crescita naturale, ma assume la forma di una vera e propria e personale aspirazione all’infinito, sentita da ognuno a proprio modo, in una varietà di emozioni e pensieri che ora vengono proiettati verso il cielo, ora fluiscono tra gli spazi lasciati vuoti dalle colonne-alberi.

La Cattedrale Vegetale di Lodi di Giuliano Mauri si inserisce dunque nel mito dei mistici druidi e ancor di più nella storia delle grandi invenzioni umane, quelle che volevano sfiorare limiti e sondare le possibilità, quelle capaci di suggerire la sensazione di slancio verso l’alto, nonostante le solide radici ancorate al terreno, quelle in grado di far trasparire l’eterea leggerezza di una possente monumentalità.

 

www.giulianomauri.com

 

Claudia Pruner

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