«Lo scopo della scuola è quello di trasformare gli specchi in finestre» (Sydney J. Harris)

scuola

La potenza di un aforisma consiste nell’evidenza con la quale si esprime una verità.

L’aforisma trasporta in sé tutta l’energia ermeneutica necessaria per comprendere la conoscenza che intende trasmettere al lettore.

Quando un docente si imbatte per la prima volta in uno studente, la curiosità è enorme. Il primo giorno di scuola è come il primo appuntamento concordato con la persona che desta in noi interesse e attrazione. Si fa la prima conoscenza. Si parla a grandi linee di ciò che ci riserva il presente e forse il futuro. Si ha il timore di dire troppo o troppo poco. Ci si preoccupa di non sembrare distanti e superficiali o  esageratamente invadenti. Si vuole però far colpo già al primo appuntamento per iniziare a costruire bene una relazione. La scuola è un po’ così: un luogo in cui si costruiscono giornalmente relazioni perché senza di esse non ci può essere  trasmissione del sapere.

Al primo appuntamento con gli studenti si ha come l’impressione di avere davanti a sé un insieme di specchi, disposti ordinatamente e pronti a rifrangere gli stessi pensieri del docente: “guai a contraddirlo! – pensano ingenuamente i ragazzi -. In fondo sarà lui a giudicare la nostra preparazione”. Purtroppo per alcuni docenti questo corrisponde alla realtà. Così facendo si continua a perpetrare un modello di trasmissione e costruzione del sapere basato sulla ripetizione mnemonica della conoscenza o ancor peggio del pensiero dell’insegnante. La tentazione di chi sale in cattedra non è proprio quella di voler dare un senso ai tantissimi anni di studio spesi per presentarsi, un giorno, davanti a future menti pensanti?

E questo è già un primo grandissimo errore. I docenti, spesso, desiderano gli specchi riflettenti pensieri altrui, dimenticando che gli studenti sono teste pensanti ora. Lo specchio è comodo perché rende la misura della morfologia culturale dell’insegnante. In uno specchio si rivede se stessi e, nella migliore delle ipotesi, i propri limiti e, perché no, lacune.

I docenti, a volte, pensano di realizzare se stessi “usando” a pretesto i ragazzi, non sapendo che quegli specchi, così come afferma Sydney J. Harris, sono destinati a diventare finestre e quindi non più riflettenti, ma aperture verso mondi nuovi e sconosciuti.

Non spetta ai docenti aprire quelle finestre, né rompere quegli specchi. I docenti non sono dei scesi in terra a miracol mostrare; il loro insegnamento è solo provocazione e proposta, ben sapendo che i tempi di fioritura dei discenti non sono assolutamente prevedibili. La tentazione è quella di voler cogliere subito i frutti degli sforzi profusi, ma è solo un’illusione che può diventare alienante se non si comprende che il mistero della Vita è una incognita al di fuori di ogni equazione possibile.

Molti docenti si propongono più come specchi, che come finestre, temendo di mostrare la loro vera umanità e fragilità. L’educatore, invece, non solo deve mostrarsi come finestra, ma addirittura come balcone, dal quale i propri ragazzi possono e devono affacciarsi per gustarsi il meraviglioso panorama disegnato nel tempo dalle conoscenze ed esperienze dei loro compagni di viaggio più grandi, e da qui, cercare di dare un senso al proprio essere nel mondo. Il docente è una guida e mai un meta!

Molti docenti leggendo questa breve riflessione probabilmente staranno prendendo le distanze e forse diranno: “IO non sono uno specchio, anzi… IO per i miei alunni sono… IO per loro…, IO…, IO…”.

Orbene, come tanti bellissimi specchi  stanno “riflettendo” sul senso di un mestiere che può renderli ogni giorno sempre diversi e volendo, allontanarli da quell’IO che non rende giustizia al NOI.

Se solo morissimo anche solo un po’ al nostro ego e aprissimo quelle finestre specchiate, comprenderemmo che il “vero sé” può diventare il libro più bello nelle mani dei nostri ragazzi. Un libro da sfogliare, su cui appuntare idee e sogni da sgualcire e logorare negli anni.  Un libro capace di emanare, nel tempo, il più bel profumo di sapere e conoscenza, di umanità ed esperienza che uno studente possa aver mai sentito. Quell’unico profumo capace di fermarsi e restare nei ricordi più belli di quelle finestre aperte sul mondo che  non dimenticano mai di essere stati, un giorno, solo degli specchi.

Antonio Curci

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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