L’Italia multiligue

lingue-italiane1 (1)La nostra Costituzione, con l’articolo 6, sancisce la tutela «con apposite leggi» delle minoranze linguistiche, dopo aver affermato generalmente all’art. 3 (comma 2) l’uguaglianza «sostanziale» e il «compito» della Repubblica di «rimuovere gli ostacoli» che impediscano la piena realizzazione dell’eguaglianza formale di tutti «senza distinzione […] di lingua».

Con “minoranze linguistiche” si indicano quei gruppi parlanti una lingua materna diversa da quella della maggioranza: dunque anche quanti parlano un dialetto o una lingua di recente importazione dovrebbero rientrare in questa categoria. Diversamente dagli altri paesi occidentali, però, in Italia tale concetto ha assunto un’accezione più ristretta, sovrapponendosi a quello di alloglossia, che identifica varietà minoritarie aventi un’origine nettamente distinta rispetto alla lingua ufficiale e al sistema dei dialetti italiani. Inoltre, alla confusione tra questi concetti si aggiunge spesso il ricorso ai parametri di “storicità” (presenza antica della minoranza all’interno dei confini) e “territorialità” (radicamento della minoranza stessa su una porzione di territorio).

Sarebbero almeno 12 i gruppi linguistici minoritari presenti nel nostro Paese: 2500000 parlanti distribuiti in 14 regioni.  Si pensi ad esempio alla minoranza ladina del Sudtirolo o alla popolazione germanofona dell’Alto Adige, che si riconosce, per una serie di motivi, in una identità nazionale austriaca. Ed ancora, ai gruppi in Valle d’Aosta, nella parte nord-occidentale della provincia di Torino, in Calabria, a Faeto (FG) e a Celle San Vito (FG) che parlano il franco-provenzale o a Trieste, Gorizia e aree rurali circostanti che registrano parlanti di sloveno. Molto diffusi anche i dialetti neogreci in Salento e nell’Aspromonte.  Fra il Quattrocento e il Settecento si formarono invece le comunità di dialetto albanese diffuse tra l’Abruzzo meridionale, il Molise, la Campania, la Puglia, la Basilicata, la Calabria e la Sicilia. Nella stessa epoca si verificarono gli insediamenti slavi (croati) del Molise. Alloglotti con tradizioni storiche antiche sono inoltre i gruppi zingari, dispersi in collettività nomadi, appartenenti ai ceppi Sinti (prevalenti nell’Italia settentrionale) e Rom.

In conclusione, l’Italia è evidentemente un paese multilingue, come sostenuto anche dal programma Language Rich Europe della Commissione Europea, ma, come di consueto nel nostro Paese, questa ricchezza non è né valorizzata, tramite opportune politiche di sostegno, né apprezzata.

Giulia Cataneo

 

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