L’impresa fondata sull’altruismo: una sfida possibile!

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Muhammad-Yunus, il banchiere dei poveri

Lo scorso 12 luglio in Vaticano si è svolto il seminario dal titolo “The Global Common Good: Towards a more Inclusive Economy”, organizzato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. E’ intervenuto, insieme a molti altri illustri personaggi, il premio Nobel per la pace del 2006, Muhammad Yunus.

Muhammad Yunus è un economista e banchiere bengalese. E’ l’ideatore e il realizzatore del microcredito moderno, ovvero un sistema di piccoli prestiti destinati ad imprenditori troppo poveri per ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali.

Circa trent’anni fa ha dato vita ad un nuovo modo d’intendere il credito fondando la Grameen Bank, per cercare di combattere la povertà.

Come?

Si concede il prestito ai più poveri, senza criteri di solvibilità e investendo su un rapporto di tipo fiduciario.  “Sto proponendo e mettendo in pratica – afferma Yunus – un nuovo tipo di impresa fondato sull’altruismo, che è cosa diversa dalla carità economicamente non sostenibile. Il denaro dell’impresa sociale realizza il lavoro e poi torna indietro e così può essere utilizzato all’infinito”. Obiettivo di Yunus è cercare di ricostruire il tessuto sociale, in modo tale da riuscire a ricostruire il contesto entro cui creare impresa, sviluppando le sue potenzialità.

Non è elemosina, perché Yunus resta comunque un banchiere, ma è un nuovo modo di intendere l’economia.

Esiste un’economia alternativa al sistema capitalistico?

Questo economista sta tentando una via alternativa. Mentre il commercio persegue il profitto personale, “quello da me proposto è un commercio che persegue un profitto sociale”. Yunus continua: “Lo chiamo commercio sociale: è una società senza dividendi nata per risolvere problemi sociali. L’azionista può riavere il denaro da lui investito, ma niente di più, giacché ogni profitto futuro viene reinvestito nell’impresa per migliorarla e ingrandirla”. E’ un’impresa a metà strada tra l’assistenza caritativa e l’impresa che massimizza i profitti.

Non è carità, perché secondo il premio Nobel, sebbene praticata da millenni la carità (elemosina) non risolve i problemi di un popolo che è ridotto alla fame. E’ il vecchio adagio orientale che dice che se vuoi sfamare un villaggio non devi dar loro del pesce, ma insegnare loro a pescare. La carità, infatti, è a fondo perduto: “Il denaro dell’impresa sociale, invece, realizza il lavoro e poi torna indietro: il risultato è che questo denaro può essere utilizzato all’infinito, attraverso imprese indipendenti che si auto-sostengono”. La versione odierna del capitalismo non sarà mai in grado di redistribuire equamente la ricchezza; è un sistema bacato in partenza; è un sistema fondato sulla diseguaglianza sociale. “E’ una macchina – afferma Yunus – che si alimenta succhiando continuamente la linfa vitale dall’ampia base dell’umanità per trasportarla in alto verso una ristretta élite. Più in alto ci si trova, maggiore è la quantità di linfa che si è in grado di succhiare”. E’ un sistema che crea già in origine una disparità. Secondo questo sistema un uomo nasce per lavorare per qualcuno, quando è fortunato, oppure se non lavora, semplicemente non esiste. Anche il sistema scolastico, secondo Yunus, asseconda questa visione: si deve studiare e lavorare sodo così da poter essere impiegati un giorno da quella “razza” privilegiata chiamata imprenditori. Oggi, invece, afferma Yunus, bisognerebbe dire ai giovani che ognuno di loro è un “imprenditore”. “La ricerca di un lavoro – dice l’economista – dovrebbe diventare una seconda scelta per ogni giovane”. Occorre ridisegnare nuove teorie, nuove possibilità per esprimere la creatività anche in ambito economico e l’impresa sociale è una di queste possibilità. “L’essere umano capitalista ha una sola virtù ed è l’egoismo – afferma Yunus -. L’essere umano concreto, invece, è un insieme composito di molte altre virtù e trae gioia dalle relazioni con gli altri”. L’assistenzialismo statale ha creato molteplici dipendenze in Europa. Compito di uno Stato è sì quello di garantire assistenza ai suoi cittadini in difficoltà, ma con lo scopo di tirarli fuori dallo stato di dipendenza. “L’essere umano anela all’indipendenza e alla libertà, è in costante ricerca del proprio valore, non della dipendenza da altri”. Yunus ha anche suscitato una riflessione nella Chiesa: “La Chiesa – sostiene Yunus – potrebbe facilmente creare dei fondi per l’impresa sociale al fine di risolvere il problema della disoccupazione giovanile in Europa. Se funziona in Europa, potrà cambiare il mondo per sempre”. Bisogna riprogettare l’economia partendo dall’uomo vero che è “altruista, premuroso, aperto alla condivisione, disposto a fidarsi dell’altro, teso a creare comunità, amichevole. Egli è, allo stesso tempo, anche tutto il contrario di tutte queste virtù”. L’impegno di tutti è fornire all’uomo la possibilità di esprimere le giuste virtù.

Maria Raspatelli

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