Lettere in redazione: un saluto ad Angela, moglie di uno dei “miracolati” di Marcinelle

E’ deceduta Angela Parrotto, la moglie di Lucio Parrotto, uno dei “miracolati” della tragedia di Marcinelle. I suoi racconti rimarranno indelebili nella nostra mente.

 

lucioUn altro pezzo di storia se ne va. E’ venuta a mancare a Casarano (Le) la signora Angela Parrotto di origine bresciana, figlia di un minatore che ha vissuto tutta la sua vita in Belgio. E’ stata una testimonianza viva della catastrofe di Marcinelle di cui l’8 agosto cadrà il 60° anniversario.

Nel 1962 in Belgio conobbe Lucio Parrotto, un emigrante di Casarano che andò via dal Salento per cercare una vita migliore. A questa splendida coppia si deve “Il piccolo museo del paese nero“ (www.museodelminatore.com), in cui sono raccolti documenti, articoli di giornali, foto, utensili, attrezzature, oggetti carichi di storia e di memoria, foto d’epoca e soprattutto la dedica dei Reali del Belgio che hanno premiato Lucio a Angela per tutto il contributo dato nel paese ospitante.

Angela Parrotto nella sua trentennale esperienza di vita in Belgio è stata testimone di eventi drammaticamente importanti. Primo fra tutti il disastro di Marcinelle nel quale 262 minatori di 11 nazioni europee (di cui 136 italiani) persero la vita.

Emozionanti erano le sue parole quando rievocava il famoso accordo uomo-carbone (per ogni lavoratore “spedito” in Belgio l’Italia avrebbe ricevuto 200 chili di carbone al giorno),  l’indegna tassazione dei minatori da parte del governo italiano nel 1995, le lotte sostenute dallo stesso compianto marito Lucio per dimostrare l’ingiustizia di quella legge e gli innumerevoli tentativi per cercare di combatterla.
A docenti, studenti, semplici turisti, che hanno visitato il capolavoro del “Museo del Minatore” di Casarano (www.museodelminatore.com) ha raccontato pezzi emozionanti di una vita intensa vissuta in un paese straniero, alle prese con un lavoro disumano e massacrante quale quello dei minatori. Attraverso le sue parole è sempre emersa una storia toccante, per la verità  intrinseca e la genuinità espressa,  che ha regalato tante emozioni a tutti coloro che la hanno ascoltata suscitando sempre in loro grande interesse e partecipazione.

Indimenticabili i suoi racconti sulle condizioni di vita degli emigranti italiani, sugli ostacoli in cui ci si imbatte all’inizio di ogni avventura migratoria, sulle motivazioni che spinsero gli Italiani a lasciare la propria terra, sulla volontà e la passione di conservare le tradizioni pugliesi pur vivendo in Belgio, ma soprattutto il disastro di Marcinelle con la drammatica dipartita dei 22 emigranti pugliesi quasi tutti salentini e amici del marito Lucio.

La sua forza di volontà le ha consentito di rimanere in Belgio dopo la tragedia e fare qualunque sacrificio per tenere viva la memoria di coloro che avevano perso la vita nella miniera.

A sostenerla la volontà di tramandare i suoi ricordi e rendere partecipi gli studenti, i docenti e i curiosi della sofferenza e dei sacrifici di tanti compatrioti italiani, delle loro lotte ma anche del loro coraggio nell’affrontare le difficoltà.

Ha sempre ricordato la vita nelle baracche dei campi di concentramento dei tedeschi (lasciate dopo la seconda guerra mondiale e in cui non era stato tolto neanche il filo spinato), il duro lavoro nella miniera con temperature che superavano i 45 gradi in cunicoli alti 30 centimetri: chi doveva scendere fino a 1000 metri trovava l’inferno. Per questo molti si rifiutavano di lavorare e di conseguenza venivano rinchiusi in un luogo di detenzione chiamato Petit Château a Bruxelles, finché non era rispedito a casa.

Non ha mai scordato le difficoltà degli italiani per essere accettati in Belgio, il problema della lingua, la forte nostalgia dell’Italia che portava a conservare qualsiasi oggetto che la ricordasse, l’esperienza di veder morire nella miniera degli amici, la solidarietà tra concittadini. Per questo ha avvertito l’obbligo morale” di tenere viva la memoria dei suoi connazionali morti nella terribile catastrofe di Marcinelle e di realizzare un museo del minatore raccogliendo,   in trenta anni, qualunque cosa servisse a raccontare l’inferno vissuto lavorando nelle miniere di carbone.

Sempre viva sarà per i partecipanti, la cerimonia presso la statua del minatore di Casarano, dove la signora Angela, insieme a 22 studenti ciascuno con una candela, era solita ricordare, in particolare, le 22 vittime pugliesi della tragedia Belga.

Ciao ANGELA, ci mancherai!!

John Rocco Ferrara

© Riproduzione Riservata
Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: