L’esperimento sociale di “The Guardian”: c’è vita senza lo smartphone

Ragazzi smartphone

L’esperimento sociale di “The Guardian” ha dimostrato che c’è vita senza lo smartphone. Ad alcuni ragazzi inglesi, di età compresa fra i 13 e i 18 anni,  è stato chiesto di privarsi per un certo periodo del proprio smartphone per provare a condurre una vita al di fuori delle ormai comuni relazioni digitali. Ebbene il risultato è stato sorprendente: i ragazzi, incredibile ma vero, sono riusciti a trovare il tempo per andare in palestra, studiare con risultati decisamente migliori, leggere, dormire anche qualche ora in più. Insomma, senza telefonino, i ragazzi tornano ad essere quello che erano un tempo gli adolescenti: giovani vite piene di interessi, amicizie, voglia di vivere, sport e, perché no, successo scolastico.

Alla fine dell’esperimento sociale di “The Guardian”, i ragazzi coinvolti sono tornati chini sui loro tanto adorati smartphone.

Alla domanda: “Come mai questo attaccamento al telefonino?”, i ragazzi hanno risposto di aver paura della noia e di essere tagliati fuori dalla vita sociale dei loro compagni. In altri termini, la rete e più propriamente i social, distolgono i ragazzi da interessi personali per inglobarli in una fitta rete di relazioni che alla lunga si trasforma in un pericolosissima “arma di distrazione di massa”. C’è anche chi non vive una vita propria (e non sono solo i ragazzi) ma si compiace di vivere le vite degli altri, affacciato a un balcone virtuale.

Secondo l’indagine del quotidiano britannico i ragazzi connessi al web sono ormai più del 90% e siamo pronti a credere che anche in Italia le percentuali non siano poi così dissimili. Le giovani generazioni passano più di tre ore del loro tempo giornaliero con gli occhi incollati al display dello smartphone, superando quello dedicato a guardare la TV.

Stando a quanto riportato da “The Guardian”, molti ragazzi dormono addirittura con il telefonino sotto il cuscino, per nulla preoccupati dal rischio di tumori. Anzi, qualcuno ha anche ironizzato dicendo che se dovesse contrarre questa terribile malattia, almeno avrebbe qualcosa da raccontare su Twitter.

I cosiddetti nativi digitali, termine coniato dallo scrittore americano Marc Prensky, sapranno anche districarsi fra i mille bottoni virtuali di un touch screen, ma questo non implica che siano abbastanza maturi da usarli responsabilmente e soprattutto, se non controllati, di fruire di contenuti magari non adatti alla loro età.

Antonio Curci

 

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Direttore Responsabile

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