Lectio Magistralis di Luciano Canfora al Teatro Petruzzelli di Bari

“E’ una sfida perché, cercando di avvicinarsi quanto più possibile all’attualità, vogliamo affrontare un’opera d’arte come qualcosa che si racconta (..)»

Editore Alessandro Laterza

canfora1Il progetto La Storia nell’Arte, approdato in Puglia quest’anno per la prima volta per volontà della casa editrice Laterza, si è declinato in sei lezioni svoltesi al teatro Petruzzelli di Bari. Dopo un rodaggio iniziato nel 2006 e un approdo in molte città italiane, finalmente anche i cittadini baresi si sono scontrati con i grandi scenari, i tumulti, le trasformazioni sociali e religiose e i protagonisti dei movimenti culturali e politici più importanti degli ultimi secoli. A dare voce a questi accadimenti sono stati sei intellettuali e professori emeriti, protagonisti del nostro panorama culturale  nazionale: Alessandro Barbero, Maurizio Viroli, Maria Giuseppina Muzzarelli, Franco Cardini, Alberto Mario Banti e Luciano Canfora. Con acume, sagacia e competenza hanno riletto, ogni domenica mattina dal 23 ottobre al 18 dicembre, alcuni sconvolgimenti storici attraverso l’interpretazione di sei specifiche opere d’arte. Mettendo in scena l’Arte e la Storia, nei loro vicendevoli concatenamenti, questi sapienti portavoce hanno creato un “turbine informativo” capace di avvolgere e sconvolgere il pubblico presente in sala.

Nella fattispecie domenica 18 dicembre 2016 Luciano Canfora, filologo classico, storico e saggista italiano conosciuto a livello internazionale, ha concluso il ciclo delle lezioni di storia trattando il tema della Rivoluzione francese del 1789 a partire da un quadro meraviglioso di Jacques-Louis David: la morte di Marat. Quest’olio su tela, realizzato dal pittore francese nel 1793, si ispira ad un fatto di cronaca  realmente accaduto: l’assassinio del politico e giornalista giacobino Marat per mano della vandeana Charlotte Corday, giovane donna di Caen simpatizzante delle idee repubblicane dei girondini. L’omicidio nacque da un’inconciliabilità di punti di vista:  la rivoluzionaria si convinse che Marat, sobillatore della guerra civile contro i girondini dominanti, stesse tradendo gli ideali della Rivoluzione e vedeva in lui una personificazione del Terrore. Il 13 luglio 1793 si recò a casa dell’uomo a Parigi e lo pugnalò mentre era nel bagno, ancora intento a leggere la finta lettera di supplica utilizzata come pretesto per farsi ricevere. E’ il momento immediatamente successivo all’assassinio ad essere abilmente raffigurato e sublimato nel dipinto.

David, profondamente scosso dalla morte di una delle voci più ascoltate dal popolo nonché suo intimo amico, accettò l’incarico fornitogli dalla Convenzione di raffigurare la morte di questo “martire”. L’opera è una santificazione di Marat e al contempo l’immagine del dramma della stessa rivoluzione francese, poiché rappresenta una delle conseguenze più estreme dell’eroismo: la morte. In conformità all’estetica neoclassica e con l’intento glorificativo dell’opera, il rivoluzionario morente nella tinozza d’acqua è rappresentato senza alcun particolare raccapricciante: il luogo del delitto è spoglio, privato di qualsiasi particolare che possa distogliere l’attenzione, la scena è estremamente sobria, immobile. Solo il rivolo di sangue, il braccio abbandonato del protagonista e la sua smorfia appena accennata  sono preludio di morte.

Chi meglio di Canfora –luminare d’eccezione, professore emerito di Filologia greca e latina presso l’Università di Bari, coordinatore scientifico della Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino, membro dei comitati direttivi di riviste sia scientifiche che di alta divulgazione e autore prolifico di libri tradotti in svariati paesi – poteva portare in scena l’Arte e la Storia in modo tanto capillare ed esaustivo. Dopo essere stato introdotto dalla giornalista Annamaria Minunno e aver spiegato in minuzia un’opera d’arte così evocativa (mettendola anche a rapporto con Napoleone che attraversa le Alpi dello stesso David), questo acutissimo storico ne ha “sfruttato” abilmente i protagonisti per riflettere, e far riflettere, sul mito di quella Rivoluzione che ancor’oggi scuote le coscienze. Anche a distanza di più di due secoli. Allo spirare del bicentenario, la “damnatio” di Canfora ha investito retroattivamente l’intera Rivoluzione, declassando a tragiche marionette i suoi artefici. Quanto più ci si inoltra nel nuovo secolo, tanto più questo conclamato fenomeno storico, con i suoi segreti, i suoi miti e i suoi indimenticabili eroi e antieroi, è oggetto di condanna senza attenuanti per i principi non meno che per i metodi.
Ogni rivoluzione può scadere così a mero disvalore.

La lectio magistralis di Canfora ha chiuso in bellezza la “sfida” che gli organizzatori si erano posti per questo ciclo di lezioni: «far sì che i baresi vivano il Petruzzelli non solo come teatro, ma come luogo della cultura in generale». Una cultura divulgata anche al di fuori dell’ Accademia, nei confronti di un pubblico vasto ed eterogeneo, a tratti “popolare”, ma sempre e comunque pronto ad arricchirsi nel profondo.

Francesca Rotondo

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