Le sette sorelle della Terra

«E’ un sistema planetario sorprendente, non solo perché abbiamo trovato così tanti pianeti, ma perché sono incredibilmente simili alla Terra»

Astronomo Michaël Gillon dell’Università di Liegi

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Ancora una volta la Nasa ci tiene con il fiato sospeso. Ma in questo caso la novità non riguarda né una missione spaziale né l’arrivo di una sonda su un altro pianeta: al centro vi sono i pianeti extrasolari. A dar voce alla notizia il giorno 22 febbraio 2017 a Washington, al quartier generale dell’agenzia spaziale americana, sono stati scienziati del calibro di Thomas Zurbuchen, amministratore associato del Direttorato Nasa per le missioni scientifiche, e Sara Seager, docente di planetologia al Massachusetts Institute of Technology e studiosa di spicco nello nell’ambito dei pianeti al di là del Sistema Solare.
La scoperta riguarda un nuovo sistema planetario a meno di 40 anni luce da noi, caratterizzato dal  maggior numero di pianeti simili alla Terra, alcuni dei quali ubicati nella cosiddetta “fascia di abitabilità”. La scoperta di questo “cugino” del nostro personalissimo Sistema Solare dà alla ricerca di vita nell’Universo dei nuovi connotati di plausibilità.

Già nel maggio dello scorso anno un team di astronomi, capeggiato da Michaël Gillon dell’Università di Liegi, aveva pubblicato la scoperta di tre pianeti intorno alla stella nana rossa Trappist-1, appartenente alla costellazione dell’Acquario, con massa inferiore a un decimo di quella solare e cuore del succitato sistema planetario. Il curioso nome della stella deriva dal TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope south (Trappist-south), un telescopio da 60 centimetri di apertura installato all’Osservatorio di La Silla sulle Ande e gestito dall’Università di Liegi. Questo telescopio, insieme ad un suo gemello posto nell’emisfero nord, era stato progettato proprio per monitorare un campione di stelle nane – tra cui la Trappist-1 – e captare le deboli variazioni di luminosità causate dal transito di un esopianeta di fronte alla stella.

Per mezzo di questa ingegnosa metodologia si è approdati alla novità che in questi giorni sta agitando le coscienze: il corteo di Trappist-1 non è composto da tre pianeti bensì da sette, denominati Trappist-1 b,c,d,e,f,g, h  in ordine crescente di distanza dalla stella. Le stime di densità hanno mostrato che di questi sette pianeti, quelli più interni sono rocciosi, proprio come i corrispettivi del nostro Sistema Solare. Le loro orbite  non sono molto diverse da quelle dei satelliti medicei di Giove e sono molto più piccole dell’orbita di Mercurio. Ma nonostante siano così “impacchettati” intorno alla stella, questi corpi celesti non sono soggetti a temperature infernali, che infatti oscillerebbero tra 0 e 100 gradi. La cosa più sconvolgente è quindi a loro “fisionomia”, molto simile a quella della Terra. Nello specifico tre delle “sette sorelle” della Terra (Trappist-1 e, f, g) si troverebbero nella cosiddetta fascia di abitabilità: sarebbero ad una distanza sufficiente dalla stella da permettere la presenza di acqua liquida sulla superficie. Acqua, ovviamente, significa vita.

La portata ingente di questa scoperta ha catturato immediatamente l’interesse dei media e degli appassionati di tutto il mondo, che si esprimono con toni entusiastici nel mondo virtuale della Rete. Molti gareggiano per indovinare quali saranno le prossime novità e c’è già chi ritiene tutto questo una degna prova scientifica a supporto dell’esistenza di nuove forme di vita intelligente. Alieni ed extraterrestri, protagonisti dell’immaginario fantascientifico collettivo (si pensi al famosissimo extraterrestre E.T.), avrebbero quindi il loro fondo di verità.

Tuttavia, a dispetto del fervore generale, bisogna frenare i facili entusiasmi: si tratta solamente di ipotesi remote, che necessitano delle dovute conferme. La presenza diretta di acqua non è stata rilevata, né tantomeno sono state scattate immagini della superficie di questi pianeti, che sono ovviamente troppo distanti per i telescopi attuali.
Il passo successivo sarà quindi quello di studiare, con telescopi di nuova generazione, le atmosfere di questi pianeti per identificare le “firme  chimiche” di possibili organismi viventi. In attesa di tale apilogo non resta che confinare certe “visioni azzardate” ancora nel mondo fantascientifico.
Francesca Rotondo

 

 

 

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