L’apostolo Paolo nella Divina Commedia

Gherardo delle notti, rapimento di san Paolo al terzo cielo 1620

All’inizio del II canto dell’inferno (II, 10-36) Dante domanda a Virgilio, che gli farà da guida, se la propria moralità può essere adeguata a compiere un viaggio che passa attraverso i tre regni dell’Oltretomba.

I dubbi di Dante sorgono dal raffronto con quelli che prima di lui hanno compiuto il viaggio nell’aldilà: Enea e san Paolo. Questi portarono a buon fine la loro grande avventura non per propria decisione, ma per disposizione divina. Per di più, l’esperienza oltremondana rappresentava per loro un compito che avrebbe dovuto essere terminato al ritorno nella vita terrena, per poi avere un «alto effetto» (Inf., II, 17), ossia grandi esiti, per l’umanità.

Al classico Enea, Dante associa l’esempio biblico di san Paolo:

Andovvi poi lo Vas d’elezïone,

per recarne conforto a quella fede

ch’è principio a la via di salvazione (Inf., II, vv. 28-30).

Il nesso è a quanto riporta l’apostolo nella Seconda Lettera ai Corinzi, mascherando la propria identità dietro la terza persona:

So che un uomo, in Cristo, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunciare. (2Cor 12, 2-4)

San Paolo, grazie alla sua missione evangelica (di conversione dei pagani), alla fondazione di numerose comunità e ai suoi scritti, rende più solida la fede cristiana e più sicuro il cammino dell’uomo verso la felicità eterna.

San Paolo viene additato non per nome, ma con una circonlocuzione biblica, in parte tradotta: «lo Vas d’elezïone». È una frase che ricavata dagli Atti degli Apostoli, in cui san Paolo è definito «vas electionis», descrizione che Dante ripeterà nel Paradiso, citandolo: «il gran vasello dello Spirito Santo» (Par., XXI, 127-128). In modo specifico, questa espressione biblica viene non dal versetto riguardante il rapimento in Paradiso, ma dalla narrazione degli Atti degli Apostoli della perdita della vista di san Paolo sulla via di Damasco e della seguente guarigione grazie all’aiuto di Anania, messo al corrente da Dio stesso. Prima di questa situazione, san Paolo – chiamato Saul – non era un cristiano, ma un loro furioso persecutore. Mentre si andava a Damasco per arrestare i fedeli di quella città, gli si presentò Gesù in una luce sfolgorante che lo accecò. Per tre giorni, cieco, restò senza mangiare e bere e Dio inviò Anania a soccorrerlo, ed egli ponendogli le mani sugli occhi gli ridiede la vista e lo battezzò (cfr. At 9, 1-18).

Negli Atti degli Apostoli questo racconto è riportato molte volte; nella prima versione narrata più diffusamente, Dio, apparso in sogno ad Anania, dice di san Paolo: «vas electionis est mihi iste» (At 9, 15). Questa è l’espressione con cui Dante designa san Paolo. Sin da principio, all’esempio del rapimento di san Paolo si associa l’espressione che intende l’abbacinamento sulla via di Damasco e il mistero della sua celeste designazione. Dante, a questo punto, esprime le sue perplessità, si sente indegno di una tale impresa, non comprende il fine della sua missione, e soprattutto si domanda se questa impresa venga da Dio:

Ma io, perché venirvi? o chi ’l concede?

Io non Enëa, io non Paulo sono;

me degno a ciò né io né altri ’l crede (Inf., II, 31-33).

La formula «lo Vas d’elezïone» occupa un valore importante, giacché indica chiaramente san Paolo e indirettamente Dante come eletti per un mandato divino: non per le loro qualità, ma per l’incomprensibile intenzione divina.

Nel I canto del Paradiso Dante fa capire di essere stato nell’alto dei Cieli, nella parte più rischiarata dalla luce di Dio, e di avervi osservato cose che è difficilissimo riuscire a proferire quando si torna sulla Terra.

Sin dal principio si mette in rilievo il prototipo paolino, giacché i primi versi ripetono la famosa affermazione di Paolo sull’impronunciabilità del suo rapimento in Paradiso, dove «udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunciare» (2Cor 12, 4):

Nel cel che più de la sua luce prende

fu’ io, e vidi cose che ridire

né sa né può chi di là sù discende (Par., I, 4-6).

Nondimeno, se Paolo fa silenzio su questi enigmi divini, fedele alla sua affermazione di indicibilità Dante, al contrario, assicura che riferirà quanto «del regno santo» il suo intelletto ha potuto intendere e imparare, e quanto il suo linguaggio potrà comunicare.

Per comprendere come Dante si relazioni con l’esempio paolino del rapimento, è fondamentale tenere conto della comprensione di questo brano nella tradizione medievale, in particolare per il concetto di ineffabilità. L’inesprimibilità può essere determinata o da un divieto o da una impossibilità di esprimere qualcosa a parole. Nella situazione di Paolo si tratta chiaramente di una indicibilità per divieto («non è lecito ad alcuno pronunciare»; 2Cor 12, 4), eppure viene percepita come inadeguatezza del linguaggio di esprimere le realtà divine.

Dante, dunque, modellando la propria investitura profetica sul modello di san Paolo, che inizialmente era legato a una indicibilità per proibizione,  a differenza di san Paolo non può tacere e mostrare agli uomini, anche se cosciente delle insufficienze del linguaggio, tutto quanto gli è stato manifestato durante il cammino ultraterreno.

Dante supplica umilmente l’assistenza di Dio e prega di essere liberato dai limiti umani per diventare un “vaso” nel quale si possa alitare la santa ispirazione. Quando Dante prega di essere fatto “vaso” delle qualità divine sottintende san Paolo. Il termine “vaso” è una particolarità stilistica verbale di san Paolo, che designa l’uomo come contenitore nel quale, al di là dei propri limiti, prodigiosamente lo Spirito Santo viene ad abitare, per attuare il compito che gli stato conferito: “Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi” (2Cor 4,7).

Antonio Calisi

Per approfondire l’argomento:

© Riproduzione Riservata
Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: