L’addio a Dario Fo, un artista “rinascimentale”

16/12/2012 Perugia, Dario Fo in occasione del Corso di Teatro tenuto alla Libera Università di Alcatraz
16/12/2012 Perugia, Dario Fo in occasione del Corso di Teatro tenuto alla Libera Università di Alcatraz

L’indomabile personalità poliedrica – tanto da poter essere definita “rinascimentale”- di Dario Fo, drammaturgo, attore, regista, scrittore, autore, illustratore, pittore, scenografo e attivista italiano si è spenta a ben 90 anni il 13 ottobre 2016 all’Ospedale Luigi Sacco a Milano dove Fo era ricoverato da qualche giorno per problemi respiratori.

Vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1997  “perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo dignità agli oppressi”, egli se n’è andato proprio nel giorno in cui viene assegnato il riconoscimento per l’edizione 2016.

Il suo luogo d’origine, il piccolo comune di Sangiano in Lombardia ove egli nacque nel 1926, fu la fonte d’ispirazione a cui il suo geniale talento attinse: egli crebbe in un’atmosfera fiabesca in cui la cultura popolare era quasi teatrale. Fo nella sua autobiografia dei primi sette anni di vita intitolata “Il paese dei mezaràt” ha parlato della sua terra natìa come il “paese delle meraviglie“: egli racconta delle figure quasi mitiche di contrabbandieri e pescatori, più o meno di frodo, che “riempivano la testa dei ragazzi di storie e cronaca locale mista a favole”.

I quadretti sociali pittoreschi di questo “paese delle meraviglie” avrebbero ispirato Fo anche nel recupero della tecnica recitativa chiamata grammelot, un artificio recitativo che era utilizzato da giullari e comici itineranti della commedia dell’Arte italiana, nata a metà del XVI sec e durata fino all’inizio del XIX. Il grammelot è definibile come una sorta di lingua onomatopeica, in quanto non composta da parole vere e proprie, ma da suoni e rumori che ingannano l’udito avvicinandosi molto alle parole: questa tecnica recitativa si fonda dunque su una fusione di varie lingue, dialetti diversi e parole inventate e affida alla gestualità e alla mimica la possibilità di rendere efficace la comunicazione, indipendentemente dalla lingua parlata dall’uditorio.

Gli anni ’50 furono determinanti per Fo: dopo aver lasciato architettura (“prestare il fianco alle speculazioni edilizie non era per me”), nel ’51 si propose all’attore Franco Parenti con piccoli monologhi surreali per la radio. Molti di quei pezzi entrarono nel ’52 nella raccolta “Poer nano”, successo radiofonico e l’anno dopo nella farsa “Il dito nell’occhio”, un testo con cui Fo fece satira di costume e debuttò in grande al teatro Piccolo di Milano.

Nel frattempo la sua formazione teatrale proseguì con qualche spettacolo di strada e nei varietà delle Sorelle Nava: in quest’occasione egli conobbe Franca Rame, attrice di teatro nella compagnia, che diventerà sua moglie nel ’54, anno di Sani da legare, seconda commedia di Fo incentrata sui conflitti politici italiani di quel periodo.

A Milano nel ’60 nacque la compagnia Fo-Rame: Fo passò dalle farse (Ladri, manichini e donne nude) alle commedie satiriche ispirate alla tradizione dei comici dell’Arte: Gli arcangeli non giocano a flipper (1959), Chi ruba un piede è fortunato in amore (1961), Isabella, tre caravelle e un cacciaballe (1963) con le quali Fo incassò una fortuna, grazie al suo talento del tutto atipico.

Egli ha sempre affermato come sia stato determinante il ruolo della moglie nella sua carriera affidata alla messa in scena del suo alter ego di clown svitato: “In realtà ero un parvenu, senza diplomi. Franca è stata la mia maestra che mi ha tolto gli impacci, la convenzione, le paure”; è stata la musa ispiratrice e l’artista a fianco della quale Fo ha trascorso tutta la sua vita.

La serie di successi della compagnia Fo-Rame spingerà nel ’62 la Rai ‘democristiana’ di Ettore Bernabei ad affidare alla coppia di artisti Canzonissima, lo show del sabato sera abbinato alla lotteria: una vera e propria calamita per gli italiani. Dario e Franca presentarono sketch a sfondo sociale, sul malaffare e le morti bianche: questa loro scelta scatenò la reazione dei burocrati Rai che chiesero il controllo dei testi prima della messa in onda.

Dopo sette puntate la travolgente coppia lasciò la trasmissione: per ben 15 anni non fece più ritorno alla Rai. Solo nel ’77 ricomparve in tv con Il teatro di Dario Fo, registrazioni degli spettacoli ormai apprezzati a livello internazionale.

Ad ogni modo, in quel ’62 Dario Fo e Franca Rame, dopo la delusione della tv, non abbandonarono il teatro e l’impegno politico. Nacquero Settimo: ruba un po’ meno (1964), La colpa è sempre del diavolo (1965); dallo studio dei canti popolari tradizionali, il disco Ci ragiono e canto del 1966, e nel ’69 Ci ragiono e canto 2 con Ho visto un re, scritta con l’amico Enzo Jannacci. La coppia però si rese conto di come le sue commedie stessero diventando nulla più che un autolavaggio per la coscienza borghese: quest’ultima rideva di se stessa scrollandosi così di dosso ogni tipo di peso.

Fo e Rame decisero pertanto di rivolgersi ad un altro pubblico: nel ’68 abbandonarono i teatri borghesi per le sale Arci e le case del Popolo. Fondarono il gruppo Nuova Scena, poi nel ’70 il Collettivo La Comune, con cui nel ’74 occuparono la Palazzina Liberty a Milano che divenne un centro della contro-informazione politica di quegli anni. L’opera teatrale di questo periodo che diventò un vero e proprio successo planetario è Mistero Buffo (1969): un monologo in grammelot in cui Fo rielabora antiche giullarate, racconti popolari sulla vita di Gesù e vangeli apocrifi, attirando così le ire del Vaticano.

Sul versante politico, Fo ruppe con il Pci e si avvicinò alla sinistra extraparlamentare, con Franca fondò “Soccorso Rosso” per sostenere detenuti politici: Pietro Valpreda, poi gli ex di Lotta Continua, Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi, accusati dell’omicidio Calabresi dal pentito Leonardo Marino. Per la coppia Fo-Rame furono anni di dolori e violenze: subirono l’incendio della propria casa e bombe nei teatri e furono sottoposti a ben 40 processi. Nel ’73 Fo fu addirittura arrestato a Sassari per resistenza a pubblico ufficiale durante la replica di Guerra di popolo in Cile e Franca Rame fu rapita e stuprata ad opera dei fascisti.

Ad ogni modo, l’orribile violenza non li mise a tacere. Per Fo si aprirono anche le porte della Scala che nel ’78 produsse tra mille polemiche il suo Histoire du soldat da Stravinskij. Furono numerosi gli inviti dall’estero e la solidarietà di Arthur Miller e Martin Scorsese quando nell’80 gli Usa gli negarono il visto.

Dopo il ’95, quando un ictus rischiò di renderlo cieco, Fo rallentò l’attività teatrale per quella letteraria e pittorica (le biografie di artisti da Leonardo a Mantegna, romanzi come La figlia del Papa, Un uomo bruciato vivo, fino  agli ultimi  Razza di zingaro e Darwin). Non smise mai di impegnarsi politicamente: fu consigliere comunale a Milano nel 2006 e negli ultimi tempi sostenne i 5 stelle.

La morte della sua amata fu un grosso colpo nel 2013: “Con Franca abbiamo vissuto tre volte più degli altri” diceva Fo, ripercorrendo tutti i passi con lei compiuti.

Fino agli ultimi anni sella sua vita egli si è letteralmente ubriacato di impegni, come se ogni giorno fosse l’ultimo disponibile: era diventato più che mai impaziente di scrivere, parlare, dipingere. Quest’ ”eterno giullare” ha detto addio alla vita con la stessa energia con cui le si è affacciato e ha combattuto; come egli si divertiva ad affermare: “Se mi dovesse capitare qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare”.

Silvia Di Conno

© Riproduzione Riservata
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: