La Trasfigurazione di Gesù, la maestria di Raffaello alla Pinacoteca vaticana

Passeggiando per i corridoi e le stanze della Pinacoteca vaticana a Roma, improvvisamente si viene colpiti da un bagliore di luce che rischiara la sala diffondendosi dall’interno di una tavola dipinta. Raffaello (1483-1520) iniziava uno dei suoi capolavori nel 1518, uno di quelli che rimasero a Roma, incompiuti a causa della prematura morte del grande artista. L’opera infatti fu conclusa dalla sua scuola di allievi e non venne spedita in Francia, sua originaria destinazione, ma rimase piuttosto nella capitale pontificia e nello specifico all’interno della chiesa di San Pietro in Montorio. Successivamente e per vie differenti la Trasfigurazione di Gesù riuscì a raggiungere la Francia, quando in seguito al Trattato di Tolentino essa e molte altre opere italiane vennero condotte a Parigi per ordine di Napoleone; molti di questi tesori, ma non certamente la totalità di essi, tornarono poi in Italia nel 1816 e la tavola raffaellesca venne donata da Pio VII alla Pinacoteca vaticana.

 

Raffaello mise su una macchina scenografica, costruita quasi architettonicamente attraverso le figure che animano la grande pala, dall’ossesso guarito nel margine inferiore destro, al Cristo che si eleva al di sopra di tutti, nell’alto del cielo e circondato da una luce bianca in contrasto con l’ombra che invece permea lo spazio terreno degli osservatori del miracolo. Per quanto grandiosa, la Trasfigurazione di Gesù di Raffaello è costruita in maniera razionale e mira a una diretta e immediata relazione con l’intelletto di chiunque vi si trovi di fronte.
In realtà quanto viene messo in scena dal pittore è l’unione di due episodi tratti dal Vangelo secondo Matteo: in primo luogo la Trasfigurazione di Gesù, ovvero il momento in cui egli si ritirò su una collinetta insieme a Pietro, Giovanni e Giacomo e qui apparve loro in una veste candida e in uno straordinario splendore, venendo poi affiancato dalle apparizioni dei profeti Mosè ed Elia, i due che avevano previsto l’evento miracoloso; in secondo luogo è la guarigione dell’ossesso che Gesù operò al suo ritorno dal Monte Tabor, episodio qui inserito per aggiungere una vena più drammatica all’intera composizione.

 

La Trasfigurazione di Gesù fu uno dei temi sacri fortunati nell’arte, del quale ci rimangono diverse interpretazioni firmate da alcuni dei maggiori artisti italiani e non: Raffaello, e prima ancora il Beato Angelico, quindi Tiziano e Ludovico Carracci, solo per citarne qualcuno.

 

La Chiesa fa memoria della Trasfigurazione di Cristo il 6 agosto.

 

Claudia Pruner

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