La Sposa del Deserto. Dedica a Khaled al-Asaad

Temple_of_Baal-Shamin,_Palmyra (1)Il 18 agosto 2015 Khaled al-Asaad è stato decapitato dall’ISIS e il suo corpo appeso ad un palo della luce. Un’esecuzione pubblica, a cui hanno assistito decine di persone e che ha posto fine all’esistenza dell’anziano archeologo siriano, già imprigionato dall’ISIS e morto all’età di 82 anni, colpevole di aver preferito il sacrificio estremo piuttosto che svelare il luogo dove erano stati nascosti i gioielli archeologici di Palmira prima della sua occupazione. L’insigne studioso fino alla fine è rimasto fedele alla sua amata città, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1980; direttore del sito archeologico per 40 anni, fino al 2003, e dopo il pensionamento ancora attivo come esperto nel Dipartimento dei musei e delle antichità, è stato autore di diversi testi ed uno dei massimi esperti siriani di archeologia, il quale ha dedicato mezzo secolo di vita alla storia di Palmira. Nei musei italiani le bandiere sono a mezz’asta in onore di Khaled al-Asaad ed inoltre si susseguono le proposte di dedicargli aree significative per la tutela dei beni culturali, perché il suo esempio rimanga vivo nella memoria di tutti.

Palmira, dal greco Palmyra, che traduce l’originale nome in aramaico Tadmor, “palma”, si trova in un’oasi al centro della Siria, a 240 km a nord-est da Damasco, e fu a lungo un centro importante per la sosta della carovane e dei viaggiatori che attraversavano il deserto: di qui il soprannome “Sposa del Deserto”. Già citata come Tadmor nella Bibbia (città fortificata da Salomone) e negli annali degli Assiri (Tadmor del deserto), il suo nome attuale risale al regno dei Seleucidi (dal IV al I secolo a.C.) ed è lo stesso anche quando la Siria diviene provincia dei Romani nel 64 a.C. e Palmira è ormai un fiorente centro carovaniero, venendo poi anche’essa integrata anch’essa tra le province (19 d.C.); nel 634 d.C. la città venne conquistata dagli Arabi e iniziò un lento declino che condusse alla sua rovina.

Nel Settecento l’interesse per la città e la sua storia si risveglia e gli scavi e le ricerche per riportare alla luce i suoi tesori si sono susseguiti fino al 2015, quindi interrotti a causa della guerra. Il sito archeologico comprende diverse testimonianze architettoniche: il santuario di Baal, una delle principali divinità assimilabile al dio greco Zeus; la via colonnata che inizia proprio di fronte all’ingresso dell’edificio religioso; il santuario di Nabu, altra divinità mesopotamica che è paragonabile al dio Apollo; di fronte a questo sorgono le terme fatte edificare dall’imperatore Diocleziano nel II secolo a.C., quindi il teatro e il foro consueto delle città romane; diverse necropoli ed infine il museo archeologico, inaugurato nel 1961, che conserva nel giardino e nelle sale interne quanto recuperato dagli scavi susseguitisi nel tempo.
La distruzione del santuario di Baal-shamin, divinità assimilabile all’Ermes dei greci, è stato l’ultimo efferato crimine compiuto dall’ISIS il 24 agosto 2015, l’ennesima violenza al patrimonio culturale dell’umanità. Ciò che la civiltà ha costruito e che si è conservato nonostante lo scorrere dei secoli, la barbarie distrugge inesorabilmente in un attimo.

Claudia Pruner

© Riproduzione Riservata
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: