“La Scelta” di Ambra e Raoul

LaScelta_Manifesto _webDal 2 aprile è nelle sale italiane “La Scelta”, l’undicesima pellicola di Michele Placido, che crea un adattamento cinematografico, liberamente ispirato, de “L’innesto”, opera di Luigi Pirandello, rappresentata per la prima volta nel lontano 1919. Un dramma non tra i più conosciuti di Pirandello, un autore molto amato da Placido, il cui tema e testo sono ancora piuttosto attuali e che mantiene a distanza di anni la sua forza.

La vicenda viene spostata ai nostri giorni nella cittadina pugliese Bisceglie. Al centro del racconto una coppia che si ama e che vorrebbe fortemente un figlio, che però non arriva. Quando la donna rimane vittima di uno stupro e qualche tempo dopo scopre di essere incinta  il loro rapporto entra in crisi. I due si troveranno di fronte a una scelta: se tenere comunque il bambino, come vorrebbe lei, o decidere altrimenti, come all’inizio è orientato a fare lui, che ha il dubbio che potrebbe non trattarsi di suo figlio.

Al centro della storia il rapporto di coppia, formata da Laura e Giorgio, rispettivamente Ambra Angiolini e Raoul Bova, la cui quotidianità e felicità va improvvisamente in frantumi a causa della violenza, sottratta dall’orizzonte visivo, raccontato con un fuori campo e successivamente mostrato dai segni sul viso e sul corpo di Laura. Una impeccabile e perfettamente calata nel ruolo Ambra Angiolini che sembra vivere in una dimensione sospesa tra la musica e la libertà senza freni dei suoi piccoli allievi, con cui condivide creatività e ricerca dello stupore. Dopo il trauma la donna diventerà una figura fantasma, un vagare dolente, il corpo abbandonato e spento ai margini di un luna park notturno con lo sguardo perso nel vuoto, con la voglia continua di fuggire dagli occhi e dalle attenzioni di tutti, “da quella finta discrezione che in realtà e’ un forte rumore”, come ha detto la stessa attrice.

Michele Placido cerca la verità attraverso lo smarrimento di Ambra e Raoul, seguendoli con intensità, lasciando nell’ombra i personaggi secondari, riducendo lo spazio del racconto, rendendolo essenziale e minimalista, per privilegiare la complessità dei gesti e delle emozioni. Non cerca di enfatizzare il dramma ma lo affronta in maniera realistica e, senza rinunciare a qualche estetismo, abbandona lo schema del pedinamento zavattiniano; a volte sfuggono allo sguardo dello spettatore le intenzioni di Laura e Giorgio, lasciati liberi di perdersi nel silenzio tra i vicoli di Bisceglie.

Un film che combinare il sogno e l’incubo, il dubbio che percorre in pochi gesti e silenziose parole il separato cammino dei due protagonisti dall’amore all’odio all’amore.

Ilaria Sinopoli

 

 

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