La professione più antica del mondo? L’interpretazione!

interprete_simultaneoMolti studiosi, spingendosi oltre il dibattito sull’esistenza o meno di una singola lingua di partenza con origine in Africa, affermano che la traduzione orale è antichissima: la figura dell’interprete infatti è storicamente coeva allo sviluppo dei vari ceppi linguistici e precede certamente quella del traduttore, vista la naturale primogenitura della forma orale del linguaggio rispetto alla scrittura.

E’ ragionevole ipotizzare che questo mestiere sia nato all’epoca delle grandi migrazioni che favorirono il contatto tra gruppi diversi, costretti, con mezzi pacifici o bellicosi, a vivere vicini, ad esempio, nelle pianure alluvionali del Nilo e dell’Indo.

Tuttavia, i più antichi riferimenti all’interpretazione risalgono al terzo millennio a.C.: testimonianze di liaison interpreting si ritrovano nelle iscrizioni tombali dei principi di Elefantina della VI dinastia dell’Antico Regno egizio e sui rilievi parietali della tomba di Horemheb.

Inoltre, interpreti militari si ritrovano nell’Impero Romano, che stipendiava anche interpreti professionisti nella pubblica amministrazione, e nell’Impero in espansione di Alessandro Magno, il quale sceglieva accuratamente i suoi interpreti tra gli indigeni disertori.

Ma è con l’età delle scoperte e delle esplorazioni che questa figura assume sempre maggiore importanza e prestigio: Colombo, Cortés e Darwin si circondavano di interpreti coraggiosi che si prestavano ad imprese audaci, data la loro buona conoscenza delle lingue, dei luoghi e dei costumi degli indigeni. E risale proprio a questo periodo il più antico codice deontologico per interpreti: la “Recopilacion de Leyes de las Indias” del 1680.

Indubbiamente questa professione fu fondamentale anche per la diffusione delle varie religioni nel mondo come testimoniano ad esempio le lettere di Paolo ai Corinzi e i rapporti annuali ufficiali dei gesuiti (Cartas Anuas).

Con il passare del tempo gli interpreti furono sempre più coinvolti nella diplomazia, tanto che le ambasciate ai tempi di George Washington avevano interpreti pronti in ogni momento a mediare con le autorità locali.

Oggi l’interprete è essenziale nell’organico delle organizzazioni internazionali e negli incontri bilaterali. In aggiunta, con la crescita dell’interpretazione come professione si sono sviluppate anche molte associazioni come l’AIIC (Associazione Internazionale di Interpreti di Conferenza) e l’AITI (Associazione Italiana Traduttori e Interpreti) che conta 1030 iscritti di cui una buona fetta sono interpreti e interpreti di conferenza, anche se in Italia sembrano essere in maggior numero i traduttori tecnico-scientifici.

Giulia Cataneo

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