La pietra filosofale non esiste, ma il caffè sì

caffeDa sempre gli scienziati studiano il rapporto tra il consumo di caffè e l’insorgere di varie malattie, ma gli studi più recenti si soffermano maggiormente sui legami tra la bevanda più consumata al mondo e il tasso di mortalità in generale.

E i risultati sono incoraggianti: il consumo quotidiano e non eccessivo della bevanda – massimo 5 tazzine al giorno – ridurrebbe la mortalità generale e preverebbe il suicidio.

Ad osservarlo, gli scienziati della prestigiosa Harvard University che hanno monitorato per 30 anni circa 160.000 donne e 40.000 uomini, tramite dei questionari sulle loro abitudini alimentari ogni 4 anni. Tra gli intervistati si sono registrate le morti di circa 20.000 donne e 12.000 uomini.

Dall’analisi è apparso che i consumatori abituali moderati hanno sofferto meno morti premature, sia bevendo la bevanda con caffeina che decaffeinata e, se anche non fumatori, il loro rischio di morte prematura risultava inferiore dell’8-15% rispetto agli altri non consumatori di caffè [es. rischio di mortalità pari a 0.94 (0.89 – 0.99) per ≤ 1 tazzina al giorno; 0.85 (0.79 – 0.92) da 3 a 5 tazzine al giorno].

Questo studio, che sottolinea anche il ruolo antidepressivo della caffeina, ha rilevato dunque la presenza di un effetto protettivo nel consumo moderato di caffè, senza però dimostrare i meccanismi alla base di questo fenomeno, tanto che gli stessi autori dello studio sostengono la necessità di nuove indagini.

Giulia Cataneo

© Riproduzione Riservata
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: