La Notte stellata di Van Gogh riprende vita con l’Ebru

van-gogh-notte-stellata-1889-museum-of-modern-art-new-york-1024x819Il capolavoro di Van Gogh riprende vita grazie al lavoro appassionato di Garip Ay, artista turco di 32 anni, che in tal modo rende nota al mondo intero la tecnica dell’Ebru.

L’artista motiva la scelta fiamminga, sottolineando che la notte è più colorata del giorno. Se si osserva con attenzione si ritrovano infatti sfumature rosse, verdi, blu. Non si tratta affatto di punti bianchi sparsi su uno sfondo monocolore: far rivivere la notte di Van Gogh non è certo un gioco da ragazzi. E per sfidare ulteriormente le sue capacità creative, Garip sceglie una tecnica ancestrale altrettanto non immediata, che rivisita utilizzando nuovi materiali. Risultato? Il video (https://www.youtube.com/watch?v=4dKy7HNU4vk&feature=youtu.be) fa presto il giro del mondo, immortalando la magia dell’Ebru.

Il vocabolo Ebru deriva dal ramo çağatay della lingua turca, nel quale assume il significato di nube, nuvola. Questa tecnica era già in uso al tempo degli Ottomani che avevano anche redatto un libro didascalico in proposito e che realizzavano quaderni di carta marmorizzata per le famiglie reali europee e gli ambasciatori stranieri presenti ad Istanbul.

La marmorizzazione è una tecnica di decorazione cromatica su carta (in questo caso non utilizzata) che imita una superficie di marmo. Consiste nel porre un foglio di carta sulla superficie di un liquido appositamente preparato a partire da sostanze insolubili. Si tratta di acqua, pigmenti ad olio diluiti in trementina e bile di fegato bovino che permette di rompere parzialmente la tensione superficiale dello specchio d’acqua. Il processo di preparazione del liquido dura circa 12 ore, solo in seguito si può passare alla fase della colorazione.

 

Giulia Cataneo

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