La Manna di san Nicola, il miracolo che si rinnova ogni 9 maggio

La Manna di san Nicola è un’acqua che trasuda dalle ossa del Santo. Nei due resoconti di Niceforo e Giovanni Arcidiacono della traslazione delle sue reliquie a Bari è detto che quando i baresi se ne impossessarono nella basilica di Mira, già galleggiavano in un sacro liquido.

Il 4 luglio 1925 il Laboratorio di chimica dell’Università di Bari analizzò due campioni della manna di san Nicola presentato dal padre domenicano Pio Scognamiglio. Uno era stato prelevato nel 1925 e l’altro del 1910. Fu anche depositata dell’acqua esterna che si raccoglie qualche volta nella Basilica durante l’alta marea o per infiltrazione di pioggia. Dalle analisi risultò che si trattava di acqua di particolare purezza dal basso contenuto batterico, con un numero limitatissimo delle specie schizomicetiche e dall’assenza di bacterium coli tutti indizi di purezza biologica che esclude qualsiasi inquinamento con l’acqua d’infiltrazione dell’ambiente esterno alla tomba del Santo.

Il 9 maggio di ogni anno l’arcivescovo della diocesi di Bari-Bitonto, in qualità di delegato pontificio della Basilica, preleva il sacra liquido che normalmente si raccoglie in una quantità media di mezzo litro o poco più eseguito per aspirazione mediante pipetta sterile affidata ad un tubo di gomma, e per assorbimento mediante spugna sterile. La manna viene distribuita ai fedeli diluita in acqua benedetta.

In Italia ci sono casi analoghi di altre reliquie di santi:

Amalfi: dalle reliquie di Sant’Andrea, il fenomeno si verificò la prima volta nel 1304, e ricorre ancora oggi durante la festa del 30 novembre;

Atripalda: dal sarcofago di San Sabino, il fenomeno ricorre, non costante, dal 1588;

Ferrara: nel monastero di Sant’Antonio Abate, la manna scaturisce, in inverno, dal sarcofago della beata Beatrice d’Este;

Napoli: dalle reliquie di San Pomponio;

Nola: le reliquie di San Felice trasudano manna il 15 novembre, in occasione della festività del Santo, oppure l’8 dicembre;

Maratea: nella Basilica di San Biagio, dove è conservato il torace del santo armeno, il prodigio della manna, autenticato già da papa Paolo IV nel 1563, si verifica saltuariamente durante le festività di maggio;

Salerno: dalle reliquie attribuite al santo Matteo evangelista;

Soriano nel Cimino: la manna trasuda da una pietra delle catacombe di Sant’Eutizio;

Venafro: la manna scaturisce dal sarcofago di San Nicandro martire nella cripta della basilica in occasione dei festeggiamenti del 17 giugno e di altre importanti ricorrenze liturgiche. Ad essa sono attribuite doti miracolose e per questo la basilica è meta di pellegrinaggi.

Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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