“La bella e la bestia: la trasposizione filmica del cartone animato Disney”

Il film “La bella e la bestia”, diretto da Bill Condon, è uscito in Italia il 16 marzo 2017. Scritto da Evan Spiliotopoulos e Stephen Chbosky, il film è un remake live action dell’omonimo film d’animazione del 1991, tratto dalla fiaba di Jeanne- Marie Leprince de Beaumont.
Ventisei anni dopo il film d’animazione che per primo vinse l’Oscar come miglior film, la Disney ripropone lo stesso incanto a livello di sceneggiatura e colonna sonora, impostando un lavoro di computer grafica che sortisce l’effetto di far guadagnare spazio nella realtà a quegli scenari onirici in cui la generazione degli anni ’90 è cresciuta. In altri termini, i disegni del cartone animato del villaggio francese di Belle e del castello stregato della Bestia si fanno reali nella misura in cui sono tradotti in chiave filmica, ottenendo così il risultato di creare un luogo in cui possano ritrovarsi i bambini di oggi e quelli di ieri.
Il personaggio di Belle è divinamente reso dalla celeberrima Emma Watson che si cala completamente nei panni di una ragazza di un paesino francese la quale, pur essendo di famiglia umile, si emancipa dalla mentalità gretta dei suoi compaesani cercando avventure tra le pagine dei libri piuttosto che tra i volti delle persone: Belle è per questa ragione  considerata strana da gente che non riesce a concepire il suo rifiuto dei pretendenti e la sua insoddisfabile sete letteraria. Elle respinge infatti ripetutamente Gaston (Luke Evans), un cacciatore bramato dalle altre ragazze ma da lei disprezzato  perchè borioso e rozzo. L’unico legame affettivo della ragazza è dunque quello col padre Maurice (Kevin Kline), un artista che, come lei, è considerato strambo dalla comunità di abitanti  perchè si isola in un’altra realtà forgiata dalle sue stesse mani, una dimensione fatta cioè di ingranaggi e fantasiosi macchinari da brevettare.
E’ proprio il padre di Belle a costituire il motore della storia: egli, infatti, parte con carro e cavallo per una fiera a cui deve portare una delle sue ultime creazioni: l’infuriare di un temporale e il sopraggiungere dei lupi nel bosco, però, lo bloccano. Cerca dunque rifugio in un castello che si presenta nelle vicinanze senza sapere naturalmente che si tratta di un castello soggetto ad un sacrilegio e abitato da una Bestia che una volta era un principe e da oggetti parlanti, un tempo suoi collaboratori.
Il principe (Dan Stevens) è stato causa della sua stessa sventura: egli, infatti, un tempo era stato un giovane bello e ricco, ammirato da tutti nei paesi circostanti per le sue sfarzose feste presso il proprio castello. La cecità della sua fortuna visibile nel suo egoismo è stata però punita da una strega travestita da anziana mendicante che si era recata a palazzo chiedendogli ospitalità e dandogli in cambio una rosa ma, vedendosi rifiutata e derisa, aveva condannato lui e i suoi collaboratori alla perdita della loro umanità tramite l’assunzione di altre sembianze; aveva infatti trasformato  lui in bestia, i collaboratori in oggetti e lo aveva condannato all’oblìo: gli abitanti dei luoghi circostanti si dimenticano infatti dell’esistenza del principe e del suo castello, in quanto quest’ultimo, a causa del sacrilegio, comincia ad ergersi isolato, in una dimensione spazio-temporale di perenne inverno, a sè stante  rispetto a quella universale.
L’amore rappresenta l’unica via possibile per far sì che tanto la bestia quanto i suoi collaboratori riguadagnino l’umanità: se la bestia riuscirà infatti ad amare e a farsi amare prima che cada l’ultimo petalo della rosa lasciata nel castello dalla strega, allora l’incantesimo potrà essere sciolto. In caso contrario, la reificazione delle identità  sarà irreversibile.
L’arrivo di Belle al castello, giunta per liberare il padre tenuto lì prigioniero dalla bestia, costituisce soprattutto per i simpatici collaboratori reificati il primo gradino verso la distruzione della potenziale irreversibilità della situazione. Quelli che le stanno più vicini durante il suo periodo di permanenza al castello sono il candelabro Lumiere, l’orologio Tockins,la teiera Mrs Bric, la tazzina Chicco e Madame guardaroba: mossi dall’intento di ritornare umani, questi non svelano il segreto a Belle, ma fanno  tutto il possibile perchè ella possa innamorarsi della Bestia.
Il lieto fine è ovviamente garantito: il topos trito e ritrito delle solitudini di due reietti che si incontrano risulta vincente. E’infatti la letteratura a unire una ragazza considerata stramba dalla comunità e una bestia che, in quanto tale, è vista dalla società come elemento disturbante e dunque da eliminare.La figura della Bestia assume infatti un ruolo determinante a livello sociale nella misura in cui funge da capro espiatorio per il popolo: infatti, nel momento in cui esso apprende dal padre di Belle della sua esistenza, si organizza in una specie di esercito guidato da Gaston in modo da uccidere il mostro. In quest’ultimo il popolo sembra proiettare la propria sfera di istinti pulsionali animaleschi repressi dalla civilizzazione: è come se la gente creda inconsciamente che, uccidendo il mostro, possa in un certo senso demolire la propria parte più viscerale senza rendersi conto che essa, proprio in quanto tale,  non è rimovibile neanche col migliore degli eserciti.
Silvia Di Conno
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