Jean-Luc Nancy a Bari: s/oggetti di desiderio

Nancy[1]Nelle giornate del 5 e 6 maggio nel palazzo di Giurisprudenza di Bari, il filosofo francese Jean-Luc Nancy, erede della tradizione di Sartre, Foucault e Deridda, ha tenuto una conferenza incentrata sulla considerazione dell’esistenza umana come sessualmente caratterizzata, con un gioco di parole definita appunto come “sexistence”. Questi due incontri sono stati i conclusivi della quinta edizione del “Festival delle donne e dei saperi di genere”, organizzato e diretto da Francesca Recchia Luciani, docente di storia delle filosofie contemporanee a Bari.

Il festival è stato promosso dal Centro interdipartimentale di studi sulla cultura di genere dell’università degli studi di Bari «Aldo Moro» e sostenuto dalla Regione Puglia, dall’università di Bari, da Apulia film commission e Teatro pubblico pugliese (mentre le lezioni di Nancy sono state sostenute da Fondazione Puglia e Alliance Française di Bari). Il festival è consistito in una serie di incontri a carattere filosofico, cinematografico e teatrale, tutti ruotanti attorno alla questione della problematica dell’identità di soggetti definibili “migranti”, in quanto esposti al perenne cambiamento in un mondo sociale e relazionale di per sé metamorfico: la stessa sessualità è dunque presa in considerazione come un processo in fieri, un costruirsi costante che vive lo scontro e l’incontro con i frenetici cambiamenti di forma della realtà.

Durante i due incontri, Nancy si è focalizzato innanzitutto sull’etimologia del termine “sesso”: esso è intendibile tanto nella sua situazionalità nel presente, poichè ha  la valenza di “separazione” di un io prodotto, messo al mondo da un io generatore, quanto nel suo protendersi nel futuro se visto come derivante dal verbo “sequor” che richiama l’idea del seguire: un susseguirsi di nascite porta infatti progressivamente a un cambiamento generazionale.

Nell’analisi dei vari tipi di rapporti umani, Nancy considera quello di amicizia come un “essere fianco a fianco” che non vada al di là di certi limiti fisici, quello d’amore come ammirazione della preziosità dell’altro il cui valore è rintracciato nella sua stessa esistenza. Il rapporto sessuale secondo Nancy sarebbe l’unico autentico, in quanto tramite l’orgasmo porrebbe il singolo in diretto contatto con il mortale annientamento di sé che ha il suo culmine nell’incapacità di appropriarsi non solo del piacere dell’altro, ma anche del proprio, visto che l’atto sessuale gode di un’infinità tale da andare al di là di chi lo pratica. Come afferma Blanchot, “il piacere fondamentalmente sfugge”, dunque non esisterà mai per l’uomo  un “abbastanza”, un appagamento tanto adeguato da essere definitivo, ma il destino umano sarà per sempre il perenne desiderare.

Il centro dell’analisi di Nancy è stato il  rapporto tra la natura e la cultura nell’essere umano che vive sospeso nello scarto tra animalità e tentativo di uniformarsi a norme sociali: egli ha messo in luce come nel corso della storia della filosofia nell’intervallo che intercorre tra Platone e Kant si sia taciuto di sesso. Platone da un lato ha parlato del sapere come oggetto di desiderio, rimuovendo la componente sessuale, dall’altro ha fornito rappresentazioni quasi pornografiche di rapporti in dialoghi come il “Fedro”. Ad ogni modo, la questione della divisione dei sessi è stata dal filosofo greco affrontata tramite il mito degli androgini per cui ogni essere umano sarebbe ab origine stato diviso in due metà che si cercano reciprocamente in quanto mirano a ricostituire una sorta di unità parmenidea. Kant ha invece parlato della divisione sessuale in termini di rapporti di forza di un corpo attivo che dà il seme e di uno passivo che lo riceve, per cui il matrimonio non sarebbe altro che un contratto volto all’utilizzo degli organi sessuali del coniuge.

La riflessione filosofica sul sesso è ripresa solo nel diciannovesimo secolo, ma se gli idealisti hanno ancora cercato, sulla scorta di Platone, di ricondurre la divisione sessuale ad un’unità, i pensatori del ‘900 quali Freud, Sartre, Foucault, Deridda si sarebbero invece focalizzati sul potere disgregante degli impulsi sessuali: è emblematico notare come Freud abbia infatti individuato la presenza di entrambe le pulsioni sessuali nello stesso essere umano e Deridda abbia affermato l’impossibilità di rintracciare l’esistenza di un’identità sessuale uguale a se stessa nei soggetti.

Occuparsi di sesso significa per Nancy occuparsi del nostro essere “animali logici”, ossia capaci di raziocinio e al tempo stesso calati tramite il rapporto sessuale in una dimensione del tutto alogica, difficilmente esplicabile senza essere banalizzata: anche  forme solitamente preposte all’espressione dell’irrazionale quali l’arte e la poesia si scontrano di fronte alla loro limitatezza e incapacità e facilmente scadono in oscenità. Come afferma Picasso, non c’è nulla di più difficile da dipingere di un sole o di un sesso in erezione, entrambi inaccettabili perché insopportabili alla vista.

Secondo Nancy, la possibilità di espressione in modo essenziale dell’amplesso sessuale , epurato da ogni oscenità, è rintracciabile in Pasolini che sarebbe abile nell’utilizzare  il sesso come mezzo che fa emergere nella dimensione sensibile qualcosa che è al di là del sensibile stesso. Nancy ritiene infatti che l’affetto, la cura dell’altro (caritas cristiana) e la concupiscenza, sebbene siano state presentate come diametralmente opposte dal cristianesimo, di fatto non possano sussistere indipendentemente: si deve amare ciò che si desidera o desiderare ciò che si ama.

L’amore diviene dunque un ritorno infinito all’origine, al tutto, inteso non come un ordine con una sua ragione regolatrice, ma come una scelta che ordina: in questo senso, secondo Nancy, si instaurerebbe una sorta di “totalitarismo dell’amore” che pretende che gli uomini lo preferiscano, così come esso stesso li ha scelti al posto del nulla. Questa è la ragione per cui la domanda leibniziana del perché ci sia qualcosa anziché il nulla va sostituita per Nancy con la questione del perché ci sia la pluralità e non il nulla; l’origine stessa dell’umanità è la pluralità, condizione di cui il rapporto sessuale rappresenta il coronamento.

Questa moltitudine di individui popola luoghi che a loro volta proliferano nella molteplicità:  come afferma Gerard, viviamo in una “cavità inassegnabile in cui abbonda la proliferazione di luoghi”; la non definibilità della stessa sta nello sfumare dei molti luoghi in un non luogo in cui il sesso si fa carica di tutta l’energia che nessun impeto divino può assumersi.

 

Silvia Di Conno

 

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