ISIS, STEINMANN: “Gli islamisti avanzano nei territori dove lo stato non esiste”

flag“L’obiettivo del sedicente stato islamico è prima di tutto quella parte di mussulmani che non si piega al volere del Califfato.” Così risponde Luca Steinmann, giornalista per l’Espresso, alla domanda se bisogna temere un attacco diretto degli islamisti contro l’Europa. “Il sedicente stato islamico colpisce le postazioni che sono legate ai paesi d’Occidente per indurre le autorità occidentali a rispondere contro tutti i mussulmani, compresi quelli che non si piegano al Califfato. In questo modo anche i mussulmani più moderati sono costretti a chiedere aiuto agli islamisti.”

L’ultimo attentato è avvenuto in Costa D’Avorio, perché colpire proprio nei paesi dell’Africa centrale?

“Un dato interessante da tenere in considerazione è che gli islamisti stanno acquistando sempre più potere nei paesi dell’Africa centrale, non a caso paesi dove lo stato sociale è meno sviluppato e dove si possono proporre strutture  alternative, riuscendo così ad attirare i giovani.”

L’Occidente può ritenersi responsabile nella rottura degli equilibri nel mondo arabo?

“Il peccato originale del mondo occidentale è stato quello di eliminare quei dittatori che, anche se sanguinari, garantivano un modello di stato che fosse alternativo sia a quello occidentale sia a quello proposto dallo Stato islamico.

Alcuni la definiscono Terza Guerra Mondiale. Secondo lei, quale ruolo gioca l’Italia nel conflitto?

“L’Italia non ha assolutamente alcun ruolo e questo è grave non solo per l’Italia stessa, ma per tutti i paesi occidentali. Quando la Francia e la Gran Bretagna hanno affrontato la fase di decolonizzazione, l’Italia, affacciata sul Mediterraneo, si poneva come paese interlocutore. Già dagli anni ’90 questo rapporto ha iniziato a sgretolarsi e viene totalmente meno dal 2011 quando la Francia ha dichiarato guerra alla Libia e l’Italia ha mostrato di non essere in grado di tutelare i propri interessi.”

Federica Guida

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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