“Io che amo solo te”: schizzo di modernità sullo sfondo di Polignano

io che amo solo teDomina nelle sale cinematografiche il nuovo fim che vede protagonisti Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti , Michele Placido e anche una tipica figura della comicità barese come Uccio De Santis. Un fim tutt’altro che scontato che racconta un matrimonio tra il figlio più grande degli Scagliusi, una delle famiglie più ricche ed emergenti di Polignano (Riccardo Scamarcio) e una ragazza semplice (Laura Chiatti), figlia, inoltre, di un vecchio amore del padre dello sposo. Dopo le mille peripezie e contrasti tra le due famiglie,sia per antichi rancori e discorsi lasciati in sospeso, sia per l’attenzione meticolosa all’opinione della gente,al rispetto della tradizione ramificata nel Sud Italia, questo matrimonio sorprende gli invitati con uno “scandalo”: il figlio più piccolo degli Scagliusi è omosessuale. Orlando (Eugenio Franceschini), infatti, , in occasione del “discorso” tanto richiesto in queste feste, rivela il suo dramma: l’assenza di un dialogo familiare, (“Damià, cosa so io di te? Niente. Cosa sai tu di me? Niente.”,dice appunto al fratello), il dominio delle apparenze e di un codice di comportamento rigido, per rendere la famiglia rispettabile agli occhi della gente, e di un paese dalla mentalità chiusa e ancora legata ai vecchi schemi e valori; dove l’essere omosessuale è ancora una “vergogna”, qualcosa da tenere nascosto a chiunque, anche alla propria famiglia che dovrebbe accettare e amare i figli per quello che sono. “Essere gay al Sud è un dramma, ma non poterlo dire al proprio fratello, al proprio padre è il vero dramma”, afferma Orlando, che esplode in un pianto, forse liberatorio, forse rassegnato. Questo film invita ed educa i suoi spettatori, specie meridionali, al rispetto e all’accettazione dell’omosessualità,cosicchè non venga ancora considerata nel 2015 una “vergogna” ma una caratteristica come tutte le altre, come avere i capelli neri o gli occhi azzurri, che non arreca danno a nessuno; che la vera vergogna vera  è l’atteggiamento della gente nel Sud nei confronti di ragazzi che semplicemente amano persone dello stesso sesso, e non del sesso opposto. Perchè è inconcepibile sentire ancora tra le notizie di cronaca un suicidio di un ragazzo di 16 anni che, per il suo orientamento sessuale, è stato rifiutato dalla società ed è arrivato a compiere un  gesto così estremo.

Questo film non vuol essere una semplice critica al risaputo conservatorismo del Sud Italia, ma piuttosto un voler renderci consapevoli della nostra realtà barese, e meridionale in generale, e un invito prima a liberarci dalla schiavitù degli schemi e dell’opinione pubblica, poi alla comprensione e al rispetto, come fa appunto il padre di Orlando, che,contro le aspettative di tutti, accetta il figlio, lo ascolta, gli da anche qualche consiglio, seminando serenità e accoglienza, non più dissidio e silenzio come invece, purtroppo, accade ancora nelle famiglie, lontano dai film.

 Francesca Morga

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